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Lunga vita al re dell'Europa League
21 mag 2026
Quella con l'Aston Villa è la quinta Europa League vinta da Unai Emery.
(articolo)
8 min
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IMAGO / Kirchner-Media
(copertina) IMAGO / Kirchner-Media
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Il primo colpo del KO l'Aston Villa l'ha piazzato con i due gol in pochi minuti sul finire del primo tempo. Già dopo il primo, abbiamo visto sciogliersi la sicurezza con cui il Friburgo copriva il campo e provava a fare la sua partita. Il secondo tempo ha visto in campo soltanto una squadra, consapevole di poter controllare gioco e punteggio senza troppo sforzo e l’ultima mezz’ora è stata una lunga passerella in attesa del fischio finale.

Per l’Aston Villa è il primo trofeo dopo 30 anni, dalla Coppa di Lega vinta nel 1996. Non è stata una vittoria sorprendente: l’Aston Villa era la principale favorita alla vittoria della coppa fin dall’inizio, perché le squadre inglesi sono diventate troppo grandi per le coppe europee ma anche perché era allenata da Unai Emery, che questa coppa l'aveva vinta già quattro volte con due squadre diverse.

Eppure la stagione non era cominciata benissimo, per usare un eufemismo: l'Aston Villa non aveva vinto nessuna delle prime sei partite in campionato. A quel punto Emery era preoccupato per la retrocessione e un ritorno in Champions League sembrava un'ipotesi irrealistica. Una prima svolta, ahinoi, è arrivata con la vittoria in Europa League contro il Bologna a settembre. Da quel momento in poi, l'Aston Villa ha iniziato a scalare la classifica corta della Premier League e le è bastato andare a velocità di crociera in Europa League. Qui ha perso solo due partite: contro i Go Ahead Eagles, in trasferta, per 2-1 nel girone; e l'1-0, ancora in trasferta, all’andata della semifinale contro il Nottingham Forest. Tra ottavi, quarti, semifinale e finale sono 2 gol subiti e 14 segnati (con due 4-0 al ritorno di quarti e semifinale; e il 3-0 in finale). Il percorso di una squadra di un altro livello insomma.

Il Friburgo del giovanissimo Julian Schuster ha chiuso la stagione in Bundesliga al settimo posto e giocherà la prossima Conference League, l’Aston Villa invece si era qualificata alla Champions League anche senza dover vincere l’Europa League. Il Friburgo, sul 3-0 all’ora di gioco, per provare ad evitare la goleada incassata ha fatto entrare Nicolas Höler a centrocampo e Maximilian Rosenfelder in difesa, e dieci minuti dopo l’ala Derry Scherhant e il terzino Jordy Makengo. Tutti giocatori di buon livello raccolti a cifre bassissime con un lavoro attento di scouting e sviluppo. Ma parliamo di giocatori per cui questa finale potrebbe essere il picco della carriera. L’Aston Villa, invece, ha potuto permettersi di far entrare in campo negli stessi minuti Amadou Onana, Ian Maatsen e Jadon Sancho, tre giocatori di altra caratura e i cui stipendi da soli coprono oltre la metà del monte ingaggi complessivo del Friburgo. La squadra di Birmingham genera ricavi tre volte superiori a quelli del Friburgo e di soli cartellini ha speso oltre otto volte di più del Friburgo nelle ultime tre finestre di mercato estive.

Ma nel calcio nulla è scontato, non è retorica, e forse anche per questo per tutta la partita, incurante del punteggio, la curva del Friburgo ha cantato e sventolato bandiere in quella che era una vera e propria festa. Una squadra la cui proprietà è ancora tenacemente in mano al 100% ai suoi tifosi-soci e da cui si intravede la grandezza del calcio tedesco, che va molto al di là dei profitti segnati su un foglio Excel.

Per il Friburgo era già storia, ancora prima che si fischiasse l'inizio. Quella di Istanbul era la prima finale europea della sua storia ultracentenaria e la seconda se includiamo anche tutte le altre. Era scattata la festa già solo per la vittoria della semifinale, anche per il modo in cui è arrivata, battendo il Braga al ritorno in maniera rocambolesca. Avevamo già visto invasione di campo e lacrime di gioia, e non c'è nulla di cui vergognarsi, tutt'altro.

Il Friburgo è una squadra ben allenata, cosciente dei suoi limiti e che prova a massimizzare i suoi punti di forza. Per dire: il 40% dei suoi gol stagionali sono arrivati da palla ferma. In finale, però, ha incontrato un allenatore che su fare il massimo col minimo ci ha costruito una carriera, abituato a tamponare i punti di forza degli avversari e a infilare il coltello nelle loro debolezze. L'Aston Villa è una squadra che puoi battere ma che di sicuro non si batte mai da sola. A cui se dai un dito si prende tutto il braccio, come già mostrato contro il Bologna sia all’andata che al ritorno dei quarti.

Le finali, poi, sono partite a parte e l’Aston Villa aveva in panchina uno che le sa giocare. Le squadre di Emery colpiscono sempre nei momenti giusti, grazie alla qualità dei propri giocatori, aspettando gli avversari senza scomporsi. L'Aston Villa, come tutte le squadre dell'allenatore basco, sapeva come e dove andare a vincere una finale europea, e questa è forse la cosa più sorprendente se si pensa a dove l'ha presa.

Sempre con l’aspetto nevrotico a bordocampo, con la cravatta dentro il maglione e i capelli rigorosamente tirati all’indietro col gel, gli occhi che vagano cercando il più piccolo dettaglio da correggere. Il suo Aston Villa abbiamo imparato a conoscerlo: 4-2-3-1 o 4-2-2-2 stretto e attento col pallone; centrocampo bloccato; due trequartisti come Buendia e McGinn sulle ali; gioco verticale che cerca di passare per i corridoi centrali sfruttando le corse della mezzapunta Rogers e del centravanti Watkins anche sui lanci del portiere. Una squadra che non si scompone con la palla, che ha lasciato giocare quando serviva il Friburgo e ha alzato il ritmo quando ha annusato l’odore del sangue.

C’è la mano dello staff tecnico sui gol, nel modo con cui vengono esaltate le caratteristiche dei giocatori. Nel primo gol, uno schema da calcio d’angolo porta Rogers a crossare perfettamente per il tiro di prima di Tielemans liberatosi in area. Sul secondo, Tielemans fa da regista di una combinazione che trae vantaggio dalla densità creata da McGinn e Buendia, vicini in fascia contro Grifo e Manzambi. Da questa azione nasce il tiro splendido di Buendia che di fatto chiude la partita.

Nel terzo gol Buendia riceve in fascia sinistra in situazione di isolamento e dopo aver puntato l’uomo mette un cross basso sul primo palo, attaccato magistralmente da Rogers dopo che Watkins gli ha liberato lo spazio con un contromovimento. Tre gol che mostrano una superiorità schiacciante dal punto di vista tecnico ma anche nella consapevolezza di come sfruttarla appieno.

Unai Emery ha preso l’Aston Villa nel novembre 2022 al tredicesimo posto della Premier League, a +6 dalla zona retrocessione, e già in quella stagione era riuscito a portarla fino al settimo. Della formazione titolare di questa finale di Europa League, Martinez, Cash, Digne, Konsa, McGinn, Buendia e Watkins facevano già parte di quella squadra. È stato un percorso graduale ma deciso: due anni fa è arrivata la prima qualificazione dell’Aston Villa in Champions League - la prima della squadra da quando si chiama così, cioè, e solo la terza da quando esiste la Coppa dei Campioni. La scorsa stagione l’Aston Villa è arrivato ai quarti di finale della massima competizione europea e ha giocato alla pari contro il PSG poi campione. Con Unai Emery la squadra ha cambiato quindi dimensione, tornando nel novero delle migliori del miglior campionato al mondo.

Questa Europa League vinta è insomma il coronamento di un percorso che ha dimostrato, se ce ne fosse ancora stato bisogno, come Unai Emery abbia pochissimi paragoni oggi nel riuscire a prendere una squadra della classe media e portarla a fare quel gradino in più, com'è noto il più difficile da salire. Alzando un trofeo europeo e stando al tavolo delle grandi senza avere complessi d’inferiorità.

Certo, il divario economico tra le squadre medie della Premier League e quelle degli altri campionati è ormai di dimensioni mastodontiche e questo inevitabilmente toglie qualcosa rispetto ai precedenti trionfi di Emery. Competizioni come l’Europa League e la Conference League esistono proprio per permettere anche alle squadre medie dei vari campionati di avere la propria stagione di gloria europea. Ma dopo che la scorsa stagione abbiamo avuto una finale di Europea League tutta inglese e inglese anche la vincitrice della Conference League, in questa abbiamo una finalista inglese sia di Europa League che di Conference League e questo anche perché le due inglesi in Europa League si sono incontrare a vicenda in semifinale. Queste due coppe, insomma, sono le più in pericolo di fronte all'egemonia inglese sul calcio europeo. Dalla scorsa stagione le squadre della Premier League hanno disputato 20 incontri a eliminazione diretta contro avversarie non inglesi tra Europa League e Conference League e hanno vinto tutti e 20 gli incontri.

Mentre in Champions League le grandi del calcio europeo riescono ancora a competere, al livello sotto oggi sembra sempre più che ci sia bisogno di qualcosa che va vicino al miracolo sportivo per non vedere almeno una squadra della Premier League in finale di Europa o Conference League. Il modello attuale che non prevede squadre che retrocedono dalla Champions League all’Europa League ha esacerbato questo problema. La disparità economica a questo livello si mostra nella disparità tecnica in campo e se poi la squadra con una rosa superiore è anche allenata da Unai Emery è difficile che le cose possano andare diversamente. D'altra parte, i soldi non attirano solo i giocatori migliori, ma anche i migliori allenatori.

«Non sono il re di questa competizione», ha detto per modestia Unai Emery alla vigilia della quinta vittoria dell’Europea League. Eppure solo il Siviglia ha vinto più volte l’Europa League di Emery: fermatevi un attimo a pensare all'assurdità di questa statistica (compreso il fatto che lo stesso Emery ha contribuito con tre trofei al record degli spagnoli). Da agosto 2013 l'allenatore basco ha guidato la sua squadra in 31 scontri a eliminazione diretta di Europa League e la sua squadra ne ha vinti 30. L'unica squadra a riuscire a vincere contro una squadra di Emery in uno scontro diretto è stato il Chelsea di Sarri, in finale contro l’Arsenal.

Il re dell’Europa League non potrà vincere la prossima Europa League, perché il premio per vincere l’Europa League è non giocarla la stagione successiva. Ma forse nemmeno il re dell'Europa League vorrebbe tornarci tra due stagioni perché oggi l’Aston Villa - è inutile negarlo - è una squadra di Champions League prestata all’Europa League. «L'anno prossimo giocheremo in Champions League e questa è la sfida», ha detto il re dell’Europa League, mentre noi aspettiamo che qualcuno si prenda la sua corona.

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