
Jannik Sinner ha vinto un torneo che forse nemmeno avrebbe dovuto giocare, almeno da programmi. Montecarlo è un 1000 prestigioso ma non è obbligatorio, e per questo alcuni lo snobbano per alleggerire la propria stagione sul rosso. Sinner veniva dalla vittoria del sunshine double, che suggerisce in genere di riposare in questa settimana, per rendere meno traumatico l'impatto con la terra.
E allora perché ha giocato? «Siamo in hotel tutto l’anno e poter stare a casa un po’ cambia le cose. Permette di staccare, di non pensare troppo al torneo». Ha senso, no? La cosa più semplice del mondo. Sinner però è un ragazzo semplice, e ormai dovremmo saperlo. Un ragazzo semplice che ci tiene a dormire bene e non fa che ripetercelo. David Foster Wallace lo diceva di Roger Federer, che trovava banale nelle interviste. Per DFW neanche Federer poteva esprimere a parole quello che voleva dire essere Federer su un campo da tennis.
Da un punto di vista tennistico la vittoria di ieri contro Carlos Alcaraz in finale è una piccola chiusura del cerchio. Montecarlo non solo è casa, ma è anche il torneo su terra battuta che Sinner è andato effettivamente più vicino a vincere negli ultimi anni.
E soprattutto quello in cui ha accumulato diverse sconfitte brucianti. Nel 2022 una sconfitta sul filo del rasoio contro Zverev, e l'anno dopo nella melassa contro Holger Rune. Assente l'anno scorso per il caso Clostebol, l'ultima volta che era venuto a giocare a Montecarlo Sinner aveva perso nel 2024 contro Tsitsipas una partita assurda, in cui nel terzo set il giudice di sedia Aurelie Tourte gli aveva negato il punto che lo avrebbe portato sopra 4-1 nel conto dei game, non vedendo un doppio fallo chiarissimo.
Conseguenze non tecnologiche che non ci mancheranno.
Era la prima volta che sfidava Alcaraz su terra battuta dalla finale Slam più drammatica degli ultimi anni, e Sinner si è imposto 7-6 6-3 rimontando un break per set. Lo spagnolo che non perdeva contro l'italiano su terra battuta dalla finale dell'ATP250 di Umago del 2022. E in palio c'era anche il numero uno del mondo, che contro pronostico sarà di nuovo accanto al nome di Sinner già da lunedì, quando sembrava che si dovesse attendere ancora di più per tornarci.
LE TANTE PARTITE NELLA PARTITA
A Montecarlo protagonista è stato il vento, che ha sporcato la partita e portato entrambi a commettere sequenze di errori oltre la loro norma. Fa impressione vedere un colpitore pulito come Sinner sbagliare dritti in posizione neutrale, senza neanche cercare di forzare, è stato un bel sintomo delle strane condizioni di gioco, unite alla terra particolarmente lenta di Montecarlo.
Ed è proprio in una delle ramificazioni del vento che si è giocata una delle tante partite nella partita tra Sinner e Alcaraz, ovvero l'opposizione tra i loro servizi, di cui tanto si è parlato negli ultimi tempi.
Sinner arrivava alla sfida con un certo margine da un punto di vista del servizio rispetto ad Alcaraz, che invece dall'Australia in poi sembra essere calato nella resa con questo fondamentale, quando invece proprio all'Australian Open si era parlato dei cambiamenti nel suo modo di servire, ora sinistramente simile a quello di Novak Djokovic. Il campione serbo ci ha scherzato su, dicendo che si aspetta una percentuale per via del copyright.
Come notato da Matthew Willis in un'attenta analisi, però, Alcaraz ha ripreso la forma del servizio di Djokovic, ma non ha preso (per ora) la caratteristica migliore del servizio di Djokovic post 2019, ovvero la sua precisione nel piazzamento del colpo. La precisione a scapito della sua potenza. L'avevamo visto anche in un grafico mentre parlavamo dei miglioramenti del servizio di Sinner: Djokovic non tira forte ma è il battitore in assoluto più preciso di tutto il tennis.
Alcaraz è sempre stato formidabile sulle palle break, che nel tennis si giocano per la maggior parte a sinistra. E Alcaraz, destro, è storicamente forte nell'annullarle per la sua capacità nel servire ad uscire (l'Ad side, in gergo) e aprirsi il campo o per una salita a rete o per un uno-due comodo. La distribuzione dei servizi di Alcaraz è equilibrata quando non sono palle break, mentre sulle palle break è diventato troppo prevedibile, e infatti tira poco più del 70% dei suoi servizi sull'Ad side. Come nota Willis è un porto sicuro, fatto anche per evitare di tirare una seconda, e ovviamente essendo uno dei più forti tennisti della storia tende a cavarsela ugualmente, eseguendo, ma ormai sta diventando troppo prevedibile.

È successo anche in questa partita. In due delle tre palle break convertite da Sinner Alcaraz ha servito sull'Ad-side, e soltanto sul terzo ha servito al corpo di Sinner, che infatti ha risposto sorpreso. Poi però sullo scambio successivo Sinner ha trovato un passante di alto livello e lo spagnolo ha sbagliato una volée molto difficile, per il break alla fine decisivo.
D'altro canto Sinner ha confermato un trend preoccupante al servizio, ovvero che quando gioca contro Alcaraz la sua percentuale di prime cala drasticamente. Addirittura, ad un certo punto del primo set l'italiano aveva messo solo il 39% di prime, e il paradosso di questa rivalità è che tutto ciò, alla fine, non conta.
Nel secondo set Sinner ha iniziato con il 71% di prime e Alcaraz con il 40%, risultato? Alcaraz avanti di un break e vicino a farne un secondo. Al tiebreak del primo set Sinner ci è arrivato con il già citato 39% di prime in campo. E quindi ha deciso di metterne sei su sei in tutto il tie, mentre Alcaraz, dopo un errore incredibile di dritto di Sinner, ha fatto doppio fallo su set point a sfavore.
Sinner ancora non riesce a eseguire con costanza contro Alcaraz quello che con il servizio rende a tutti gli altri, complice la diversa pressione - tecnica e psicologica - esercitata dallo spagnolo. Il coniglio dal cilindro però sa tirarlo fuori, quando serve, e soprattutto ha una distribuzione molto più equilibrata dei suoi piazzamenti. Alcaraz è così meno sicuro in risposta su cosa fare anche quando la prima non entra. In fin dei conti, questa, è una rivalità di esecuzioni più che di percentuali.
Cosa è successo dopo il servizio però è stata l'altra partita nella partita tra i due. Perché è chiaro: Sinner ha vinto la battaglia da fondocampo. Non è una notizia da poco; non tanto per le qualità dei due, quanto per il contesto. Il grande vento, che peraltro continuava a girare, e una terra battuta piuttosto lenta lasciavano immaginare un Alcaraz favorito.
Nelle loro ultime battaglie era stato decisivo da fondocampo il "dominio" relativo dal lato del rovescio. Storicamente la bilancia è sempre andata verso Jannik Sinner, ma da quando l'anno scorso, verso l'estate, Alcaraz ha abbreviato le aperture del rovescio, rendendolo più agassiano, e soprattutto cominciando ad eseguire con continuità i cambi in lungolinea il peso è andato verso lo spagnolo. La finale dello US Open tra i due era stata la cartina tornasole di questo, con Sinner completamente dominato sul lato del rovescio.
A Montecarlo invece è stato l'opposto. In una sfida in cui comunque entrambi hanno avuto momenti di rottura prolungata da fondo, anche per il vento, Sinner è sempre stato il tennista in attacco dal lato del rovescio. A volte ha incassato, certo, com'è normale che sia giocando con Alcaraz, ma questa volta è stato lui a lasciare lo spagnolo dietro, incapace di cercare il cambio lungolinea. E lo ha fatto attaccando principalmente cross-court, e guadagnando il vantaggio nell'aprirsi il campo spedendo il numero uno del mondo sempre più in largo.
CI SARANNO CONSEGUENZE?
È una statement win per Sinner. Tra tutte le ragioni già citate è stata anche la vittoria che gli permette di tornare al numero uno del mondo, ed è arrivata sulla superficie meno adatta alle sue caratteristiche e più a quelle dell'avversario. Un torneo che, appunto, neanche doveva giocare, e in cui anche se avesse perso, presto o con Alcaraz stesso, sarebbe stato più importante vedere la prestazione che il risultato in sé, data la peculiarità di Montecarlo rispetto alle altre terre rosse principali. E infatti non possiamo comunque prendere il risultato positivo di oggi come troppo indicativo in vista del Roland Garros, sarà Roma a dirci già di più.
L'ultima vittoria di Sinner contro Alcaraz su terra battuta.
Anche perché siamo a un punto della rivalità tale per cui persino perdere o vincere un Masters 1000 non fa così tanto la differenza a livello di legacy. Eppure, anche lì, Sinner prosegue una striscia mostruosa di Masters 1000 vinti consecutivamente, che parte da Parigi di fine 2025 e continua ancora, con quattro di fila. Il nuovo-vecchio numero uno del mondo è diventato anche il secondo uomo della storia a vincere il Sunshine Double e poi Montecarlo. L'unico altro a riuscirci era stato Novak Djokovic nel 2015, forse la più grande stagione dell'era Open. Per capirci quell'anno il serbo tre Slam su quattro, le ATP Finals, e fatto finale in tutti i Masters 1000 giocati, vincendone sei, chiudendo la stagione con un 15-4 di bilancio contro Federer, Nadal e Murray. Siamo in quel territorio lì.
Certo, il numero uno del mondo potrebbe cambiare già la settimana prossima, tornando letteralmente in Spagna. Alcaraz infatti vincendo Barcellona sarebbe di nuovo primo con dieci punti di margine, e potrebbe allungare il gap andando a giocare Madrid, l'anno scorso saltato per un piccolo infortunio. Bisogna vedere se giocherà entrambi, e questo apre altri interrogativi, soprattutto, quanto senso ha? Può ovviamente vincerli tutti, ma non sarebbe un peso fisico grosso in vista del Roland Garros, considerando che Roma è il torneo preparatorio più importante?
D'altro canto Alcaraz ha già subito molte critiche in patria per aver saltato la Coppa Davis e ci tiene molto a giocare in Spagna, tanto da aver definito Madrid uno dei suoi tornei preferiti. Lo spagnolo ha il fisico per giocare tutti i 1000 e in più Barcellona e vincere comunque il Roland Garros, ma se c'è una lezione che hanno insegnato i Big 3 è stata quella della programmazione. Certo, vincere aiuta a vincere e forse anche quello servirebbe ad Alcaraz, grigio come il cielo che batteva sopra Roquebrune-Cap Martin, oggi. E lamentoso e spento come ultimamente spesso gli è capitato.
È difficile trovare certezze in uno sport mutevole come il tennis ma Montecarlo è stata solo il primo atto di quest'anno, e di come proseguirà lo spettacolo non ci è dato sapere. E dato che siamo in tema di teatro torna utile L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht, "Vi sono alcune cose – poche! – capaci di commuovere l'uomo, ma il male è che, se le usate di frequente, perdono il loro effetto.". È un bene che la prima sfida dell'anno ci abbia messo un po' ad arrivare. Dobbiamo sperare che i prossimi atti siano pochi e ben distribuiti, d'altronde è l'attesa che aumenta il desiderio, no?


