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La più grande rimonta nella storia delle NBA Finals
11 giu 2026
I Knicks rimontano da -29 e vincono una delle partite più incredibili di sempre.
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E quindi uscimmo a riveder le stelle, scrive Dante nell’ultimo verso dell’Inferno, e non c’è frase più azzeccata per i New York Knicks e i suoi tifosi, al termine di una delle partite di basket più incredibili di sempre. Ci sarà tempo per i corsi e i ricorsi storici, per cercare di trovare un senso a una cosa che senso non ce l’ha.

I Knicks erano a -29 e poi hanno finito a +1, portandosi avanti 3-1 nella serie, questo sì l’unico numero che davvero conta alla fine. Fosse terminata come sembrava dovesse, e cioè con una comoda vittoria degli Spurs, ora l’inerzia di queste Finals sarebbe tutta verso San Antonio. E invece no, invece i Knicks vedono il traguardo vicinissimo.

Vi metto subito qui il canestro decisivo, perché se i Knicks vincono il titolo questo tap-in di OG Anunoby ce lo ritroviamo come statua ma non fuori dal MSG, direttamente nella sala principale del MET.

PARADISO SPURS
Alla seconda azione della partita, Karl Anthony-Towns batte Wembanyama dal palleggio e subisce fallo al ferro. Mitch Johnson però chiama il challenge, la possibilità per gli allenatori di far rivedere agli arbitri l’azione per far cambiare la loro decisione. E fa bene, perché l’azione si trasforma in un fallo del giocatore dei Knicks, il suo secondo della partita in due azioni. Sul cronometro è passato appena un minuto e KAT è costretto a uscire per problemi di falli. È lì che è iniziato l’inferno di New York, senza il suo giocatore più importante. Non so se definirlo il migliore, ma certo è quello che in questa serie aggiusta i quintetti di Brown, gli dà soluzioni più sicure e soprattutto si accoppia meglio con Wembanyama.

Senza di lui i Knicks sono deragliati. Da una parte San Antonio faceva tutto giusto, dall’altra New York tutto sbagliato. Con il passare dei minuti il margine tra le due squadre si è allargato sempre di più, fino a toccare il suo punto massimo a nove minuti e 27 secondi dalla fine del terzo quarto, un -29 da cui era impossibile vedere anche solo uno spiraglio di luce. Nessuno nelle NBA Finals aveva mai recuperato uno svantaggio simile fino a ieri notte, e oggettivamente è ancora difficile credere sia successo davvero.

Non è solo la grandezza di questo numero a renderlo tanto improbabile, un -29 nel basket di oggi vale meno di quanto poteva valere un -18 qualche anno fa, ma perché in campo una squadra sembrava benedetta e l’altra maledetta. A un certo punto gli Spurs tiravano 11 su 16 dal tre punti e sembravano poter segnare tutto quello che lanciavano per aria, la palla viaggiava che era un piacere (14 assist in un quarto e mezzo), Harper e Castle tenevano chiunque in uno contro uno in difesa; Wembanyama era entrato nella testa dei Knicks, che oltre a mettergli, male, le mani addosso non sapevano cosa fare per limitarlo («Sono nella tua testa, ragazzo!», ha gridato a Robinson dopo aver segnato un canestro piuttosto umiliante aggirandolo). Per loro era il paradiso.

Mike Brown è stato costretto veramente a inventare per cercare una soluzione, senza però trovarla all'inizio: questa partita verrà ricordata anche per i 3 minuti di Ariel Hukporti (+3 di plus minus, se ci pensate decisivo) e i 3 lisergici minuti di Jeremy Sochan, che dopo un tremendo airball pensavo andasse ad abbracciare il suo ex compagno di squadra Wembanyama.

Mentre guardavo la partita mi ero segnato diversi appunti per incensare gli Spurs, credevo ovviamente che avrei dovuto scrivere di quello, ma ora mi sembra ridicolo anche solo provarci. Che cosa è successo dopo? Cosa ha cambiato in maniera così estrema l’inerzia di una partita segnata? Dopotutto stiamo parlando delle finali NBA, non di un matinée di novembre della stagione regolare, dove ci può essere spazio per l’assurdo.

IL RITORNO DEI KNICKS
Nel terzo quarto gli Spurs si sono adagiati sul loro vantaggio, iniziando a eseguire peggio. In difesa hanno lasciato che Brunson entrasse nella partita e in attacco si sono accontentati dei tiri facili senza più muovere il pallone, visto che dopotutto li stavano segnando tutti. Ma il basket sa essere capriccioso. Il simbolo è un’azione in cui gli Spurs hanno preso due rimbalzi in attacco che si sono risolti con Wembanyama che ha tirato due triple da fermo, senza ritmo, invece di attaccare Robinson per muovere la difesa. In quel frangente c’è stato un primo parziale di 13-0 per i Knicks, che ha riportato New York dentro la partita, ma che non era sembrato abbastanza: a 7 minuti e 34 secondi dalla fine gli Spurs avevano ancora un vantaggio di 15 punti da difendere, anche se il loro attacco era ormai andato in pezzi.

A sette minuti e 28 secondi dalla fine, Towns segna una tripla in step-back sulla sirena dei 24 secondi. Se lo chiedete a me, è questo il canestro della partita, o almeno quello che cambia la partita. È un canestro che tra i lunghi della NBA può segnare solo lui.

Di KAT si parla dal suo arrivo in NBA: è veramente il lungo offensivamente più unico di questa epoca, ma la sua emotività è sempre stata sospetta. Nei Knicks degli ultimi due mesi però si è trasformata in un motore positivo, sembra Martin Luther King che sa giocare a basket (passatemi l'esagerazione). Non è mai stato così coinvolto, così dentro le partite in attacco e in difesa, così un leader carismatico. In un altro momento quei due falli nelle prime due azioni l’avrebbero tolto mentalmente dalla partita e invece nel quarto quarto la sua energia, la sua voglia di provarci è stata veramente decisiva. Poco dopo ha segnato un canestro in faccia a Wemby prendendo la linea di fondo che, davvero, sarebbe stata una stoppata per chiunque altro.

Sarebbe ingiusto però citare solo lui. I Knicks hanno trovato il loro quintetto inserendo Alvarado al posto di Bridges, che in 16 minuti giocati ha chiuso con un +11 di plus minus. Alvarado è figlio di New York e gioca un basketball alla New York. La sua energia, il suo stile fuori dagli schemi ha ravvivato l’attacco, dove tolti KAT, Brunson e Anunoby gli altri hanno veramente fatto fatica (Shamet 0 punti in 20 minuti…). Per come è finita la partita, quella di dare fiducia ad Alvarado è stata una grandissima decisione di Brown, un allenatore che ha dovuto ingoiare diversi rospi in carriera, ma che in questi playoff sta allenando il miglior basket della sua vita.

Se però si è potuto permettere un quintetto con Alvarado e Brunson in difesa, che forse non arrivano a Wembanyama neanche uno sopra l’altro, è perché gli Spurs si sono letteralmente sciolti. San Antonio è la seconda squadra più giovane di sempre alle Finals e l’inesperienza è la risposta più semplice per spiegare questo crollo. Non sono riusciti a controllare il ritmo nel secondo tempo e anche Mitch Johnson è andato nel pallone, accettando passivamente la rimonta Knicks senza provare a scuotere i suoi: nel terzo periodo hanno segnato 14 punti, nel quarto 16. Nei primi due ne avevano segnati 41 e 35, molto più del doppio.

Gli Spurs però sono la squadra di Wembanyama e Wembanyama nel quarto quarto è stato disastroso. Per il francese è una sconfitta dolorosa, che arriva dopo l’errore in gara-2. È giovanissimo e ha già dimostrato di sapersi rialzare dopo una brutta partita e lo farà in gara-5. Sul fatto che sia il futuro di questo gioco non c’è nessun dubbio, su cosa può e non può fare in attacco c’è però ancora da lavorare molto. Stanco o meno non può attaccare come fatto nell’ultimo quarto con la partita che tornava in bilico.

L’ASSURDO FINALE
A due minuti e 21 secondi dalla fine Brunson segna dal nulla la tripla del -1 in faccia al centro francese. Il Madison Square Garden, che in gara-3 era apparso più luminoso che coinvolto, è fuori di sé. La prima fila è praticamente in campo, dagli spalti sembrano pronti a venire giù come una valanga. Un pick and roll tra Fox e Wemby diventa una palla regalata a Hart, che in contropiede sbaglia l’appoggio più facile della sua vita. Ormai siamo al teatro, con il giocatore di Knicks che si mette le mani nei capelli.

Altra occasione Spurs per mettere un po' di spazio sul tabellino: Wembanyama si accorge della posizione sbagliata di Anunoby e lo attacca dal palleggio. Hart da dietro lo placca, ma il francese dopo il fallo avrebbe un appoggio piuttosto comodo per il gioco da tre punti. Invece sbaglia quello e sbaglia i due liberi successivi.

Tre possibili punti, diventano zero. Siamo ancora 103-104 per gli Spurs.

A portare in vantaggio i Knicks per la prima volta nella partita, a un minuto e 22 secondi dalla fine è ancora Brunson, che dopo venti secondi di attacco statico punta Castle e si inventa un floater con la mano destra andando a sinistra, che bacia il ferro tre volte prima di entrare. È la solita vecchia storia per cui non vuoi trovarti in una partita punto a punto nel finale contro Brunson, e invece gli Spurs ci sono caduti ancora, anche quando sembrava impossibile.

Dall’altra parte, altro attacco terribile degli Spurs, con Castle che si palleggia sul piede prima di pestare la linea laterale anche per merito di una difesa rocciosa di Hart. La palla ora è oltre il peso di un macigno, anche palleggiare sembra un’impresa. E infatti di là i Knicks non arrivano neanche a tirare nei 24 secondi che il gioco gli concede. Tocca di nuovo agli Spurs.

Fox decide di prendersi la responsabilità, sarebbe lui il giocatore clutch di San Antonio, ma il suo tiro per passare davanti finisce sul primo ferro. Dall’angolo però arriva Castle che raccoglie il rimbalzo in attacco. Hart non lo ha tagliato fuori, è il secondo errore grave nel giro di pochi secondi per lui, che è costretto a spendere il fallo per non regalargli due punti facili. Castle, però, a differenza di Wembanyama è glaciale e fa due su due. Spurs di nuovo avanti di un punto.

Mancano 30 secondi alla fine e l’azione che segue è probabile che verrà ricordata per sempre a San Antonio. Brunson batte Vassell e va al ferro, il suo tiro è però stoppato da Wembanyama ad altezze vertiginose (queste difese le farà anche nelle sere peggiori della sua vita), il pallone schizza a centro area dove Fox è il più lesto, con un tocco anticipa tutti e si lancia nella metà campo vuota dei Knicks.

A questo punto mancano 14 secondi alla fine della partita, il galateo del basket dice che dovresti fermarti e aspettare di subire il fallo, perché se sei in vantaggio con meno di 24 secondi sul cronometro è quello che devono fare i tuoi avversari. Fox però è convinto di avere due punti facili, magari anche tre se subisce il fallo. E invece da dietro Anunoby lo stoppa in maniera spettacolare. «Pensavo solo che sarei riuscito a batterlo. Tutto qui», si è giustificato Fox dopo la partita.

Il basket, ma in generale lo sport, è anche una questione di istinto, di sentirsi le cose. L’errore di Fox è concettualmente grave, qualcuno lo ha definito il peggior errore di sempre, se rimaniamo al basket. Non credo sia giusto fare classifiche di questo tipo: era lui ad avere il pallone e a sentirsi di poter segnare e sempre lui dovrà convivere con questa scelta.

Perché poi succede quello che avete visto all’inizio o comunque lo sapete. I Knicks hanno il tiro per vincere la partita e ovviamente lo affidano a Brunson. La sua scelta è prendersi una tripla veloce da ben nove metri, perché Wembanyama è uscito forte su di lui e se anche sbaglia hai sempre la speranza di un rimbalzo. Ed è quello che succede: Anunoby, che aveva fatto la rimessa, ha uno di quei momenti di lucidità in cui il tempo e lo spazio si dilatano rispetto agli altri.

È pazzesco se vi concentrate su di lui: mentre Brunson è in sospensione, Anunoby sta chiamando il pallone, appena parte il tiro sta sprintando verso il ferro. Il modo in cui salta in mezzo a tre avversari e come aggancia il pallone con tre dita per spedirlo dentro al cerchio di ferro è da supereroe, rivedete questo canestro e immaginatevelo con un mantello rosso: è Superman, qualcosa di non umano per definizione.

Per i Knicks, Anunoby è stato un investimento enorme in termini di contratto e asset spesi, visto che comunque si tratterebbe di un role-player. In alcuni momenti della sua esperienza a New York era sembrato un errore di valutazione quello della franchigia, ma quando un giocatore preso per incidere sia in attacco che in difesa ti vince la partita più importante della tua storia, almeno recente, con una giocata in difesa e una in attacco, tutto diventa incredibilmente sensato. Anunoby oltre queste due giocate ha segnato 33 punti con sette triple. È stato fondamentale non solo per quei 20 secondi, ma per tutti i 41 minuti in cui è stato in campo, anche quando gli Spurs erano sopra di 29 punti.

Comunque, ci sarebbe ancora il tempo per l’ultimo tiro, visto che mancano 1.2 secondi sul cronometro. La rimessa di Harper è leggermente corta e Castle non riesce a prendersi il tiro. Al replay si vede come ci sia una deviazione di Towns, messo da Brown a oscurare la vallata davanti ad Harper.

È l’ultimo piccolo dettaglio che ha portato i Knicks fuori dall’inferno a riveder le stelle. Quelle in campo, quelle a bordo campo e forse quelle sotto forma di anello NBA. Brunson ha parlato di fortuna, e la fortuna aiuta gli audaci. Non è la prima rimonta dei Knicks, e se questa è particolarmente assurda ci vuole davvero un grande carattere per non mollare in una sera così.

New York ora è a una vittoria da rompere un digiuno lungo di 57 anni. Credere che gli Spurs gliela regaleranno sarebbe un errore, devono andare a prendersela affinché questa notte possa rimanere scolpita nella storia dello sport.

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