
Al minuto 95 l’Arsenal è in svantaggio e ormai nella fase di attacco matto e disperatissimo. Con tutti i giocatori nella metà campo del City, contro una squadra di Guardiola tutta ristretta in pochi metri davanti alla propria area, la palla arriva sull’esterno a Trossard. Il belga controlla, alza la testa e mette un cross pulitissimo a centro area per Havertz. Il tedesco si è liberato bene dal marcatore e può impattare senza ostacoli ma la palla finisce di pochissimo alta sopra alla traversa. È la seconda volta che manca una grande occasione per pochi centimetri. L'Etihad tira un sospiro di sollievo e capisce che il peggio è passato e, mentre Havertz sembra inconsolabile, Arteta si butta a terra come per espiare una colpa. I tifosi dell'Arsenal sono inconsolabili.

Poco dopo al fischio finale, due immagini contrastanti si impongono sulle altre: Declan Rice, l’anima di questo Arsenal, che si rialza da terra scuotendo la testa e ripetendo ad Odegaard che «non è ancora finita»; e Donnarumma che va a tuffarsi tra i tifosi festanti del City, prendendosi un abbraccio collettivo.
La notizia, in tutto questo, la sapete: il City ha avuto la meglio sull’Arsenal rompendo la striscia di 5 scontri diretti senza vittoria in Premier e ora sembra lanciato verso un titolo che sembrava inarrivabile solo un mese fa.
È strano che la partita più importante di questa stagione di Premier League sia stata questa - una sfida, cioè, a viso aperto, piena di occasioni, dopo un'annata di generale regressione di quasi tutte le squadre nelle capacità di creare pericoli attraverso la manovra e in cui la squadra che è stata sempre prima in classifica ha puntato quasi tutto sulle palle inattive.
City-Arsenal è stata una bella partita in cui gli errori sono stati bilanciati da grandi giocate, in cui si è visto tutto il potenziale del Manchester City con i nuovi acquisti e una versione inaspettatamente proattiva dell’Arsenal. Inaspettata perché, avendo due risultati su tre a disposizione, la squadra di Arteta avrebbe potuto essere molto più passiva di quanto è effettivamente stata.
Forse il cambio di rotta deciso da Arteta deriva dal fatto che nelle ultime settimane i nodi di una strategia così speculativa erano venuti al pettine. Con quella di ieri, sono diventate ben quattro le sconfitte consecutive per l'Arsenal tra campionato e coppe nazionali, ed è la prima volta che succede con Mikel Arteta. Più che un calo fisico, forse siamo di fronte a un calo di energie mentali. L’Arsenal è sembrata avere il braccino corto, forse attanagliato dalla paura, e ha bruciato in poche settimane tutto il grande vantaggio accumulato in una stagione in cui è stata in controllo della situazione, oltre che del primo posto.
La strategia di Arteta per arrivare finalmente al titolo la conosciamo: ridurre al minimo gli eventi della partita, vincere i duelli individuali, segnare da calcio piazzato. Una squadra, insomma, a cui è difficilissimo segnare e che può segnare in qualsiasi momento, soprattutto su calcio d’angolo. Contro il City, però, abbiamo visto come l'Arsenal possa essere anche altro, e questo nonostante le assenze di Saka e Calafiori, due giocatori decisivi nella fase di possesso del sistema di Arteta.
L'allenatore basco forse ha deciso di cambiare strategia per via della sconfitta di marzo proprio con il Manchester City. Era la finale di Carabao Cup e la squadra di Guardiola era riuscita a rigirare la capacità dell’Arsenal di imporre il contesto tattico della partita, smascherando le sue lacune nella costruzione dell’azione. In quella partita si erano visti i limiti di Gyokeres nel ripulire i lanci lunghi, e questo deve aver convinto Arteta a tenerlo in panchina e scegliere al suo posto Kai Havertz. Il tedesco non solo è più abile e veloce nel far risalire il pallone, ma anche più intenso in fase di pressing.
Anche Guardiola deve aver tratto insegnamento da quella partita, e il City si è presentato con un atteggiamento senza palla molto simile: un 4-2-4 compatto e strettissimo nelle linee che costringeva l'Arsenal ad andare sugli esterni o lanciare lungo direttamente dalla difesa.
La squadra di Arteta ha provato inizialmente ad aggredire l’uscita palla del City, con Odegaard che saliva al centro mentre Havertz, Eze e Madueke uscivano sui terzini. Anche l’Arsenal, insomma, cercava di spingere la squadra di Guardiola ad andare lungo e saltare il centrocampo, anche se in un modo diverso. Quella dei "Gunners" era una strategia volta al colpire i due vertici degli avversari: le lacune nel gioco con i piedi di Donnarumma; e i limiti di Haaland nella ricezione spalle alla porta e nel riciclo dei palloni sporchi. Inizialmente l’Arsenal ha trovato il modo di imporre un contesto tattico nuovo alla sfida e sembrava poterne trarre la fiducia per portarsi a casa anche il risultato.

Con il pallone, invece, la strategia di Arteta prevedeva un'uscita del pallone sicura attraverso una superiorità numerica iniziale dettata dai tre centrali e lo scivolamento al centro di Eze da sinistra (con la salita in fascia di Hincapie) per non avere inferiorità numerica a centrocampo. Mosse che non hanno prodotteo occasioni da gol in maniera diretta ma hanno dato una certa sicurezza all'Arsenal nella gestione del pallone - e gestire il pallone all'Etihad, contro il City di Guardiola, significa mettere le fondamenta per fare una prestazione quanto meno coraggiosa, molto diversa dalle ultime dell'Arsenal a Manchester.
Vanno messe insieme queste due componenti, la solidità mentale dell'Arsenal e il suo pressing, per leggere il gol del pareggio di Havertz, arrivato pochi secondi dopo il vantaggio del City e con una parte di responsabilità molto grossa da parte di Donnarumma.

È stato un momento che ha salvato la partita dell’Arsenal, che in altri frangenti sarebbe capitolato di fronte al meraviglioso gol di Cherki, uno dei più belli della stagione in Premier League.
Il gol di Cherki, infatti, non è stato solo pesante perché arrivato in un momento in cui poteva indirizzare la partita in maniera significativa, ma anche per il modo in cui lo ha segnato, con quella serpentina elegantissima che ha rimandato vibrazioni da giocatori immarcabile. Cherki ha i suoi problemi con Guardiola ma ha dato nuova vitalità a un progetto che è sembrato un po' più stanco rispetto alle stagioni passate, forse anche perché l'allenatore catalano potrebbe lasciare a fine stagione. Il fantasista francese, soprattutto nel primo tempo, ha donato imprevedibilità a una squadra che a volte è un po' troppo meccanica.
Proprio quando l’Arsenal ha rimesso in equilibrio la partita, però, la precisione e l'intensità del suo pressing sono scemati, permettendo al City di uscire dal suo guscio. Un calo lento ma inesorabile che è costato poi carissimo nel secondo tempo, quando al 65' è arrivato il gol decisivo di Haaland.
Il gol nasce da una incomprensione in fase di pressing alto dell’Arsenal, con Martinelli che non segue O'Reilly e sceglie invece di alzarsi su Guehi in area di rigore, permettendo così al City di uscire in verticale con una rimessa con le mani di Donnarumma. Forse è stata la scelta di Arteta di mettere a inizio secondo tempo Martinelli a destra, la fascia opposta a quella dove è abituato a giocare, a incidere sulla sua esitazione, e sulla conseguente incomprensione con Odegaard. In ogni caso, dalla conduzione di O’Reilly arriva il pallone pulito nei pressi dell’area e poi lo scambio con Doku che porterà all’assist sempre di O’Reilly per Haaland.
Sul gol, oltre al talento di Haaland che ha messo in rete un pallone più difficile di quanto non sembri (guardate la lotta fisica con Gabriel solo per prepararsi al tiro), ha avuto un ruolo anche l’intuizione di Guardiola di tenere alto e largo Doku da quel lato. Il belga è un'ala con qualità e limiti chiari, ma la sua propensione al dribbling costringe gli avversari a un raddoppio che libera il corridoio intermedio per le sovrapposizioni interne di O'Reilly, che spesso arriva anche in area. Il giovane inglese a quel punto ha la stazza e la tecnica per disordinare ulteriormente la linea difensiva, già occupata a tenere la presenza centrale di Haaland. Un gol che quindi è sia individuale che collettivo, nato dallo spunto di due dei giocatori simbolo di questo City, e alla fine di un’azione manovrata.
La vittoria del City, però, non ha ancora deciso niente. Certo, adesso la squadra di Guardiola ha l'abbrivio e una partita in più ancora da giocare (contro il Crystal Palace, il prossimo 22 maggio) ma dovrebbe comunque vincerle tutte per avere la sicurezza matematica di prendersi il titolo. «Chi è in testa alla classifica? Noi no», ha dichiarato Guardiola nella conferenza stampa post-partita, «Per differenza reti, loro sono davanti. Questa partita ci ha dato speranza, tutto qui». Il problema, per Arteta, è che attualmente l’Arsenal nella differenza reti è in vantaggio di un solo gol e il suo forte di certo non è segnare un gol più dell'avversario. Il City non ha più la Champions, che drena sempre molte energie, è vero, ma ha anche un calendario leggermente più difficile (Burnley, Everton e Bournemouth in trasferta; Brentford, Crystal Palace e Aston Villa in casa) e non bisogna dimenticare che a marzo ha pareggiato contro West Ham e Nottingham Forest. Il margine tra le due squadre è sottilissimo.
«Siamo venuti qui per vincere la partita. Ci siamo preparati per farlo, per portare il gioco dove credevamo di poterla vincere», ha detto uno sconsolato Arteta a fine partita. «Ci siamo sicuramente riusciti, anche se abbiamo iniziato la partita in svantaggio di un gol e psicologicamente abbiamo dovuto fare i conti con questa situazione. Ce l’abbiamo fatta. Ma la realtà è che la differenza è stata fatta nelle due aree di rigore». Sono parole in controtendenza rispetto all'immagine dell'Arsenal come squadra difensiva e dal controllo ossessivo sulle dinamiche della partita, che ci mostrano in controluce cosa avrebbe potuto essere questa stagione con un approccio un po' più spensierato.
Va detto che è stata proprio questa strategia a portare l'Arsenal in cima alla classifica e anche nella partita di ieri la squadra di Arteta ha avuto quattro grandi occasioni solo nel secondo tempo per pareggiarla. Non solo il colpo di testa di Havertz di cui ho scritto all'inizio, ma anche del doppio miracolo in uscita di Donnarumma sull'attaccante tedesco, ol tiro da fuori di Eze che ha preso il palo interno ed è passato parallelo alla linea di tutta la porta, e il palo di Gabriel. Se una di queste fosse entrata forse si parlerebbe di una delle migliori partite stagionali, visto il contesto, l’enorme pressione e lo storico che ha l’Arsenal in casa del Manchester City.
Questo, per l'Arsenal, è il momento del rimpianto. Di chi, più che della partita di ieri, si lamenta della partita persa clamorosamente contro il Bournemouth: se la squadra di Arteta fosse stata così proattiva anche in quella occasione forse il risultato sarebbe stato diverso? Purtroppo indietro non si può andare, e quindi all'Arsenal non rimane che guardare avanti, alle partite che ancora può controllare. «In una partita come questa contano i minimi dettagli: non siamo stati abbastanza incisivi sotto porta», ha detto nel post-partita il capitano Odegaard, «Dovremo continuare a provarci».


