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Corpo di Sinner
03 giu 2026
In Italia nulla fa discutere di più degli infortuni del tennista altoatesino.
(articolo)
9 min
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IMAGO / NurPhoto
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L’Italia, concedetemi l'espressione, è spiritualmente un Paese della carne. Inteso come interesse verso gli aspetti più mondani della vita, ma anche come spiritualità che ha a che fare materialmente con il corpo. Pensiamo, per dirne una tra tante, il culto delle reliquie, a partire dal sangue di San Gennaro o, per fare un esempio più vicino a me, il dito di San Canio custodito in chissà quale segreta della chiesa di Calitri, Avellino. È per questo - non solo per questo, ovviamente - che il corpo in Italia genera molto dibattito e figuriamoci se a questo dibattito possono sfuggire gli atleti, che col corpo ci lavorano. Quanti ne abbiamo visti negli anni di atleti italiani sulla cresta dell’onda, messi sopra una tavola operatoria e dissezionati a corpo vivo. Fisici alti, fisici bassi, fisici magri, fisici grossi, fisici grassi, fisici fragili, fisici dopati, fisici bianchi, fisici neri, fisici di uomo, fisici di donna.

Anche per Jannik Sinner, anzi ancora di più, è una questione di carne, e di genetica, che poi è come la sua carne si è composta. Sinner il tennista dai capelli rossi, il diverso, il “tedesco”, che ha perso con Juan Manuel Cerundolo per via del gene MC1R di chi ha i capelli rossi, e che li renderebbe sofferenti con il caldo. Tutto frutto di una spinta paternalistica, ma inevitabile, verso il suo corpo, che fa risultare incomprensibile alle "nostre" menti mediterranee (avete visto: ci sono cascato anche io) questa insofferenza al sole.

Vero è che fosse per Sinner il tennis si dovrebbe giocare in una palestra al chiuso. D’altronde è anche uno dei migliori della storia sul cemento indoor. D'altronde, sul cemento indoor le condizioni atmosferiche non esistono e l’unico compagno dei giocatori è il suono della pallina. L'attenzione verso questo suo aspetto è emersa fin dai suoi esordi. Sinner, fin da subito, è stato un tennista “sofferente”, nella mimica almeno. È l'aspetto più paradossale, questo, del suo essere atleta, abituati come siamo all’idea di Sinner robot inscalfibile. Noi non ce ne facciamo una ragione ma, come disse lui stesso, «ha il mare dentro».

Forse la fatica fisica è l’unica cosa che lascia esprimere tramite il suo linguaggio del corpo. Sinner, quando il suo corpo arriva al limite, diventa dinoccolato, curvo, scuro in volto. Un po’ come la camminata paperesca di Andre Agassi, che però faceva così per via di una deformazione alla spina dorsale. Fin da subito questo atteggiamento ha generato un’attenzione morbosa a ogni piccola caduta o presunto problema. Ogni passo più dinoccolato era un possibile allarme rosso, e una caduta ancora peggio.

L’abdicazione con Cerundolo, in questo senso, non è stata neanche la partita più da preoccupante degli ultimi tempi, considerando che a Roma Sinner è stato visto in panchina, paonazzo, fare genuinamente fatica a respirare. Qualcosa che è sempre disturbante, se fatto da un atleta professionista.

Sinner viene presentato come un robot senza emozioni, più vicino all'accezione originale di robota (dalla geniale pièce teatrale R.U.R di Karel Capek), quella del lavoro forzato, come se il tennis stesso lo fosse. Sinner, allora, che prova a comunicare all'esterno in questo modo il suo disagio, per un tennista che non sembra godersi particolarmente l’esperienza della partita. L'unico sbuffo di libertà di un tennista che cerca il controllo assoluto su se stesso e sul tennis.

Forse è anche questa la differenza sostanziale con Alcaraz, e in parte il motivo dei record così diversi al quinto set. Per lo spagnolo il tennis è principalmente improvvisazione, e quando la partita si sporca ed entra in una dimensione fisica ulteriore, aiutato dalla sua esplosività naturale, accetta molto di più che la partita possa uscire dai suoi binari.

Sinner, invece, con il suo rigore scientifico tende a patire quando la partita esce dal suo controllo tecnico e fisico. Tecnico come all’Australian Open contro Djokovic, una partita che se rigioca cento volte probabilmente la vince in almeno novantanove casi, ma in cui la strenua resistenza di Djokovic sulle palle break, alla lunga, lo ha probabilmente torturato.

Il fisico, però, almeno in teoria si può allenare e Sinner aveva fatto proprio questo: si era allenato a Dubai proprio per abituarsi a questi climi. Agli Australian Open e a Doha, però, si era subito presentata la versione di Sinner più temuta dai suoi tifosi, quella del sickly victorian child. Non era una scena certo nuova. L’anno scorso a Cincinnati era stato male in finale contro Alcaraz, e allo US Open sembrava giocare con le marce basse, specialmente durante la semifinale contro Auger-Aliassime contro cui ebbe un crollo netto. A Shanghai invece si era ritirato, come tanti altri in un torneo giocato con il 90% d’umidità.

In questa parte di stagione - tra Roland Garros e Wimbledon - lo scorso anno però Sinner aveva trovato forse il suo periodo migliore. Qualcuno ha ipotizzato che c'entri il cambio di preparatore atletico, da Marco Panichi ad Umberto Ferrara (già non amato dalla sua fanbase per il suo ruolo nel caso Clostebol). In realtà, la differenza primaria sembra essere l'ondata di calore eccezionale che si è abbattuta su Parigi, in un tennis che ogni anno che passa fa sempre più fatica a ignorare l'emergenza climatica.

Eppure, dopo l’eliminazione con Cerundolo, Sinner ha tolto il caldo come principale motivo, parlando più di una mancanza d’energie derivata da un pessimo sonno, così come a Roma. Un'altra crepa nell'immagine di Sinner come robot che ha il pieno controllo del proprio corpo. O forse il tentativo suo, di non darla vinta a un fattore che non può controllare?

Che ci piaccia o meno, questo fattore sarà però sempre più presente e in questo senso forse ci dovremo abituare a un tennis in cui c'è un avversario in più, che fa calare energie e che li rende gusci vuoti. È qualcosa che in parte è sempre esistito - e a questo proposito il dibattito sul "Sinner di mezzogiorno" suona in parte surreale per i tennisti amatoriali, che a mezzogiorno di giugno ci giocano, eccome - ma che forse dovrebbe spingere il tennis a ripensare i suoi orari, soprattutto quando si gioca outdoor.

Per Sinner, comunque, è un tema anche al di là dell'emergenza climatica. C’è per esempio il dato delle partite perse e vinte sopra le quattro ore. In realtà non è proprio come quattro ore, usiamo come litmus le 3:48 del match più lungo vinto da Sinner, contro Ivashka allo US Open 2022. Oltre le Colonne d’Ercole delle tre ore e quarantotto Sinner ha perso otto partite.

Se avete tre ore e volete rivedere Ivashka. Che fine ha fatto, tra l'altro? Giocava bene.

Il dato certamente è brutto, ma va anche un po’ contestualizzato. Per la tipologia di tennis, e dominio, che esprime rispetto al resto del circuito è raro che Sinner ci arrivi, a quelle Colonne d'Ercole, e infatti la partita con Spizzirri, altra in cui ebbe problemi per il caldo, è stata chiusa in 3:45.

Gli unici che possono portarlo, ad oggi, in quei territori inesplorati anche quando gioca bene sono due autentici mostri della distanza e dei cinque set come Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. E le sconfitte, infatti, vanno anche contestualizzate: di quelle otto solo tre sono arrivate dopo l’esplosione definitiva di Sinner a fine 2023. Tra queste c’è anche la sconfitta su Medvedev di Wimbledon 2024, un’altra partita strana, in cui Sinner era evidentemente con il fiato corto. Neanche sei mesi prima Sinner aveva rimontato da due set sotto proprio contro il russo, in una partita da 3:44.

Nelle altre, prima del 2023, Sinner in quel momento era semplicemente un tennista inferiore ai suoi avversari (Zverev, Tsitsipas, Medvedev e Shapovalov), o comunque sfavorito dal pronostico. Ciò non vale contro Altmaier al Roland Garros 2022, la partita che fece chiedere a tanti se Sinner sarebbe mai potuto essere forte su terra battuta. In quel caso, Sinner, come con Djokovic quest’anno, fu semplicemente molto sprecone.

Sinner, comunque, dal 2024 rimane il secondo tennista ATP per partite giocate, dopo solo un maratoneta come Alexander Zverev. Dipingerlo come un tennista fragile, insomma, sarebbe miope. Forse, al contrario, è proprio la sensazione di invincibilità che rimanda nei suoi giorni migliori ad esagerare le nostre preoccupazioni per i suoi infortuni. Da quando è nel circuito, nonostante tutti gli allarmi sui suoi acciacchi, vomiti (come quello del Roland Garros e di Shanghai) e il caldo, Sinner ha subito appena dodici infortuni, e la maggior parte sono stati derubricati come illness. Per esempio problemi di vesciche, tra cui il primo a Vienna contro Rublev (il primo “allarme rosso” di massa), oppure fastidi al ginocchio destro (per esempio durante l’ottavo di finale del Roland Garros 2022 contro Rublev) o ancora ammaccature per una cattiva scivolata (contro Bublik ad Halle). Sinner non è Djokovic, ma non è nemmeno il sickly victorian child che si vede quando va in difficoltà.

Djokovic, tra l'altro, l'abbiamo dimenticato che non è stato sempre questo atleta. Prima del 2011, quando comunque aveva già vinto uno Slam, il serbo faceva infatti fatica nelle partite lunghe, e si era fatto la reputazione del quitter. Un articolo del 2009 del The Independent per esempio titolava così: “Djokovic si scioglie nel caldo australiano”; sottotitolo: “Djokovic rinnova la sua reputazione di specialista dei certificati di malattia”. Forse ricorderete tutta l'ironia intorno ai suoi timeout, alimentata dalla storica conferenza stampa di Andy Roddick, che ironizzava proprio su questo. E la stessa cosa accadrà l’anno dopo tra Roland Garros e Australia, ribaltato da Jurgen Melzer (nella unica sconfitta da due set sopra fino a quest’anno) e Jo-Wilfried Tsonga. Djokovic aveva 22 anni nel 2010, e l’anno dopo, complice anche un cambio radicale di dieta, sarebbe diventato il cyborg che tutti noi abbiamo conosciuto.

Sinner potrebbe ripetere lo stesso percorso? È difficile da dire. Djokovic è diventato uno dei tennisti più resistenti di sempre, considerando anche la sua longevità rispetto ad un altro come lui, Nadal. D’altro canto Sinner ha il corpo costruito in provetta per giocare a tennis in questo periodo storico, alto, longilineo e soprattutto elastico. E con gli anni è migliorato anche nei movimenti laterali e nella fase difensiva, diventando un top assoluto anche in questo aspetto.

Come si possa migliorare ancora lo sa solo lui e il suo team. L'esperienza, però, inevitabilmente giocherà un ruolo. Spesso dimentichiamo quanto in questi sport di lunga durata sia decisiva la gestione delle energie nervose, che si ripercuotono anche sul corpo, e il centellinamento degli sforzi. Due aspetti che fin quando Djokovic era nel prime fisico gli permettevano di dominare fisicamente, e che quando ha iniziato a calare lo hanno mantenuto ad altissimi livelli fisici.

Forse, per Sinner, quella realizzazione non è ancora arrivata. D’altronde la maturazione del suo tennis è stata più lenta di quanto ci immaginavamo agli inizi, ma tutte le volte è stata inesorabile. Quante volte si è dubitato negli anni di Sinner e della sua capacità di evolversi? Anche troppe. Il percorso, tortuoso o meno, gli ha però sempre dato ragione.

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