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Fonseca può già giocare contro Sinner
11 mar 2026
Forse ancora non batterlo, ma può tenere bene lo scambio e fare partita.
(articolo)
12 min
(copertina)
Foto IMAGO / PsnewZ
(copertina) Foto IMAGO / PsnewZ
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Dentro il silenzio gelido del PalaSport di Torino, circondati dal blu corporate della ATP, due tennisti professionisti si sfidano l’uno contro l’altro lontani dalle attenzioni. È un campo d’allenamento, diviso dai campi a fianco solo da sottili cartelloni pubblicitari. Nell’angolo in alto a destra dell'inquadratura vediamo altri tennisti colpire la palla in altre partite che appartengono ad altri mondi. Sotto il pallone pressostatico ad assistere ci sono pochi uomini relativamente interessati, e uno sparuto pubblico sullo sfondo. È lo scenario tipico di un torneo giovanile. Solo che i due giocatori colpiscono la palla così forte che fa un suono ampio, esteso, industriale. Non il suono che ti aspetti quando sono due esseri umani a colpirla.

I due tennisti si sfidano in un set di allenamento, durante le ATP Finals di Torino, e quello con i capelli rossi e il cappellino strozza la diagonale di dritto con una palla corta che quello con i capelli neri non riesce a recuperare. Il set finisce 6-2, i due si stringono la mano.

Jannik Sinner ha 23 anni e stanno per iniziare le settimane della sua fioritura. Non ha ancora vinto un grande titolo, ma arriverà in finale a quelle ATP Finals. Poche settimane dopo batterà Novak Djokovic in Coppa Davis annullandogli due match point, in una partita che rappresenterà una svolta nella sua carriera.

Joao Fonseca ha 17 anni e non ha ancora debuttato nel circuito ATP. Eppure tutti lo conoscono: è numero uno del circuito juniores ed è arrivato in finale in ogni singolo torneo dello Slam del circuito giovanile. L’hype attorno è già così forte che quel giorno è lì, appunto, ad allenarsi con Jannik Sinner, che molti indicano come il suo padre tennistico. In Brasile hanno coniato per Fonseca un soprannome curioso, Sinnerzinho, a testimonianza ulteriore.

I due condividono una visione brutale del tennis: tirare forte, fortissimo, ogni pallina, da qualsiasi posizione, col dritto o col rovescio. Una velocità di braccio supersonica e un senso del ritmo mai visto. In quel set di allenamento si nota il diverso stadio di maturazione dei due. Jannik ha già il fisico asciutto, slanciato e muscoloso di oggi, e dall’allenamento cerca di lavorare parti più insicure del suo gioco; le variazioni, i drop shot, le discese a rete. Joao ha almeno 7 o 8 chili in meno rispetto a oggi. Ha un corpo esile e infantile, tira più forte che può ogni palla che gli passa vicina alla racchetta.

Dopo l’allenamento i due sono a bordo campo a chiacchierare, e quello più esperto offre consigli a quello meno esperto, anche se ha solo 23 anni. «Che farai dopo, che progetti hai?», «Vado all’università, ho un accordo con la Virginia University», «Davvero vai all’Università?!», «Sì perché?», «Sei troppo forte per andare all’Università. Devi diventare subito professionista!». Joao segue il consiglio di Jannik e alcuni mesi dopo esordisce nella ATP grazie a una wild card nel torneo casalingo di Rio.

L'episodio è arcinoto, e rischia di essere raccontato fino alla nausea nei prossimi anni. Il classico momento di una saga in cui l’eroe, senza saperlo, sparge i semi per la creazione del suo antagonista. La storia è stata citata più volte in queste ore, in cui Jannik Sinner e Joao Fonseca si sono affrontati per la prima volta in una partita ufficiale.

***

«Posso giocare contro di lui. Sicuramente posso giocare. Sento che il livello è stato molto vicino» dice Joao Fonseca, nella conferenza stampa di Indian Wells. Ha sfidato per la prima volta Jannik Sinner e non ha sfigurato, anzi. Il match è stato piuttosto combattuto e ravvicinato nel punteggio: 7-6, 7-6. Due tiebreak decisi da alcuni dettagli, e soprattutto dai colpi di inizio scambio.

La partita era molto attesa, e si può dire che sia stata all’altezza di queste aspettative. Una trama infuocata di scambi ad altissimo ritmo, pesanti come assoli incrociati di chitarre heavy metal. Due giocatori che sembrano picchiarsi con una violenza così evidente che diventa quasi dura da guardare. Se il tennis fosse stato uno sport di contatto non sarebbe stato così violento. Insomma: la classica esperienza di una partita d’alto livello nel 2026, ma su un voltaggio leggermente superiore.

Giocata da chi lo stile egemone del 2026 lo ha praticamente coniato (Sinner) e da quello che sta cercando di seguire la sua traccia (Fonseca). Colpire forte, sempre più forte, finché la palla non sbatte sui teloni, finché l’avversario non viene disarcionato dello scambio come dopo una cavalcata troppo veloce. I due hanno prodotto 64 vincenti in appena due set - a fronte di 45 errori non forzati. Uno scambio per capire di che tipo di velocità stiamo parlando (e anche per capire che Jannik, oggi, ha qualche arma in più).

I due tirano forte già dal servizio, e quando non fanno punto dal servizio, lo fanno col colpo subito successivo. È praticamente impossibile creare attrito all’interno dello scambio, e provare ad agganciarsi alla potenza avversaria per girare l’inerzia. Chi va al comando, in genere, vince il quindici.

Il dritto di Joao Fonseca è già oggi, a diciannove anni, un’arma devastante. È potente e compatto, capace di generare velocità passando per qualsiasi traiettoria. È un dritto pesante, che vincerà tornei.

fonseca dritto 1

Ed è questo dritto il colpo che sembra poter sparigliare le carte della partita. Il colpo da cui estrarre un vincente anche in situazioni d’equilibrio compromesse. Al tiebreak del primo set Sinner serve sotto 3-2. La seconda è morbida ma riesce comunque a incanalare lo scambio su una diagonale di rovescio favorevole, finché Fonseca non riesce a girarsi sul suo dritto e a farlo esplodere, accompagnato da un grugnito spaventoso.

fonseca dritto 2

Persone che riescono a uscire con questa veemenza dalla diagonale di rovescio di Sinner oggi: Carlos Alcaraz, Joao Fonseca, stop.

Fonseca si porta 4-2, e poi 5-2. In quel momento Sinner sembra sull’orlo di perdere il primo set. Magari avrebbe vinto lo stesso. Si dice poco della capacità di Jannik di vincere dopo aver perso il primo parziale: è 43 vittorie e 57 sconfitte, con la sesta migliore percentuale della storia. Un dato forse non scontato per un giocatore considerato debole alla distanza. Ecco, magari non sarebbe cambiato niente, ma nell’ultimo torneo disputato Sinner ha perso contro Jakub Mensik, altro fenomeno di vent’anni della generazione di Fonseca, che lo ha battuto in tre set. Se non nella dinamica del match - equilibrata, e che ha visto ovviamente Sinner vincere più punti totali - sicuramente nel punteggio. Ci pensa, in quel momento?

Sinner è in forma, è più aggressivo rispetto a Doha, più intenso, e alza il livello. Il punto che gioca sotto 2-5 è uno dei migliori del match; soprattutto perché gli permette di sfilarsi da una brutta situazione. Ha un dritto d’attacco per lui facile, ma perdona Fonseca con una traiettoria stranamente fiacca e corta. Però i due colpi successivi sono devastanti, e vengono chiusi da un dritto al volo e poi da una demi-volée che uno o due anni fa non sarebbe riuscito a tirare su.

Sinner poco dopo si trova comunque sotto 6-3 e per annullare quei set point deve appoggiarsi alla sua esperienza, alla sua classe e anche al polso del brasiliano che trema un po’.

Poi sul 6-6, su una seconda tenera di Fonseca, tira un risposta vincente col dritto incrociato.

A quel punto la partita sembra poter finire presto. Quante energie è costato a Fonseca un set giocato a quel ritmo? Tutti possono giocare un ottimo set contro Sinner. Pochi riescono a giocare due o tre ottimi set contro Sinner.

Joao Fonseca arrivava a Indian Wells dopo un inizio di stagione difficile. Ha saltato i tornei di preparazione agli Australian Open per un problema alla schiena che ha definito “cronico”, facendo allarmare la stampa internazionale, e pure noi. Nelle forche caudine di Melbourne viene eliminato da Spizzirri, mancando il primo test contro Sinner, che lo attendeva al turno successivo; in Argentina, da campione in carica, perde subito da Tabilo. Ci si è cominciati a chiedere se forse non avevamo parlato troppo presto riguardo il suo talento, se forse l’hype che lo circonda da quando è un ragazzino non è ingiustificato. Giudizi affrettati, per un ragazzo di nemmeno vent’anni ma questa, del resto, è la storia dell’inizio di carriera di Joao Fonseca: un hype spropositato, a cui si accompagna l’insofferenza per questo hype. I giudizi che diventano affrettati in un senso o nell’altro.

Anche a Indian Wells Fonseca è andato vicino a perdere, ma ha annullato due match point a Khachanov, lo ha battuto e poi ha strapazzato Tommy Paul con una prestazione francamente spaventosa. Forse la migliore della carriera di Fonseca. Il brasiliano ha fatto sembrare i colpi di Paul, uno dei migliori colpitori puri del circuito, quelli di un bambino.

E insomma nel secondo set la partita sembra potersi chiudere velocemente. Sinner ottiene un break e tutto pare filare liscio. E invece Fonseca gioca un game pazzesco per rimontare lo svantaggio, e dimostra di avere il serbatoio ancora pieno - e una furia agonistica che gli abbiamo già visto in questo inizio carriera e che difficilmente si insegna. È forse quello il momento in cui capisce, davvero, di “poter giocare contro Sinner”. Vince dei punti importanti anche grazie a un paio di palle corte, in modi poco lineari, uscendo dal solito spartito. Anche il tiebreak del secondo è lottato; Fonseca è avanti 3-2, è in equilibrio sul 4-4 ma Jannik è più forte nei punti importanti. In questo senso, per lui, è stato un test incoraggiante, visto che veniva da due sconfitte - contro Djokovic e Mensik - in cui aveva perso grip nei momenti chiave dei match.

Ma cosa significa “poter giocare” contro Sinner? Che già oggi il brasiliano sostiene il ritmo da fondo di Sinner su cemento. Non il cemento più veloce, non quello più adatto a Jannik, che in California non ha mai fatto finale. Però un cemento quest’anno comunque più rapido.

Fonseca serve molto bene. La sua prima palla è già veloce e rotonda. Può stare sulla diagonale di rovescio con Jannik senza venire surclassato; qualcosa che in pochi possono dire. Da quel lato ha già un colpo maturo, e con promettenti margini di miglioramento. Abbiamo visto delle uscite lungolinea magari poco naturali, che non rubano l'occhio, ma efficaci. E poi, naturalmente, questo dritto devastante, con cui riesce a generare tanta potenza, e con cui già oggi può scalzare Jannik dalla sua posizione di controllo. Nei primi sette game Fonseca ha colpito il dritto a una media di 90 miglia orarie. «Mette tanta pressione. Non solo col servizio ma con tutti i colpi, la pallina arriva pesante» ha detto Fonseca nella conferenza post-partita. Anche lui, però, sembrava poter mettere molta pressione sui colpi di Sinner, a rispondere all’aggressività con ulteriore aggressività. «È senza paura, va per il vincente» ha detto Sinner dopo la partita, parlando della migliore qualità di Fonseca.

“Poter giocare” contro Sinner non significa ancora riuscire a batterlo. Nonostante il punteggio sia stato molto ravvicinato, e Fonseca abbia avuto a disposizione tre set point, la differenza nella gestione degli snodi di punteggio è stata grande - in particolare il servizio ha abbandonato Fonseca al dunque, mentre ha assistito Sinner, che ha servito in modo ondivago, ma bene nei punti importanti e con una precisione sempre sottovalutata. È inevitabile che sia così. Come è inevitabile, per ora, una differenza di efficacia nei colpi in risposta, e nella robustezza di una seconda palla a volte tirata dal brasiliano in modo banale.

La sfida di ieri aveva tinte generazionali. Roger Federer - che comunque ha le quote di On, sponsor di Fonseca - ha detto: «Joao somiglia molto a Jannik, deve solo imparare quando scatenare la sua potenza e quando giocare più cauto, una volta trovato l'equilibrio diventerà fortissimo». Dopo la partita è stato chiesto a Sinner se non ha avuto la sensazione di giocare contro una versione più giovane di sé stesso. Sinner ha risposto che vede somiglianze ma anche differenze. Mai sbilanciarsi.

Forse la differenza più grande, oggi ma anche come caratteristiche, è quella dei loro due corpi. Forse il punto interrogativo più grande sulla carriera di Fonseca, su vari livelli. Sinner e Alcaraz, in modi diversi, costruiscono il proprio tennis su corpi eccezionali, estremi, con qualità ai limiti del fumettistico. Fonseca ha un corpo più normale, massiccio. Non esattamente il corpo di un tennista d’élite nel 2026. Quando colpisce con i piedi fermi è devastante, ma quando viene mosso lateralmente non ha la rapidità e l'elasticità per colpire con la stessa efficacia. È di alto livello anche in quello, certo, sto parlando in termini relativi, e anzi questa partita ha dimostrato che Fonseca può sopperire bene a questa mancanza di rapidità con la sua capacità tecnica superiore di colpire la palla come se avesse una mazza da baseball in mano.

E l’altro dubbio riguarda la sua tenuta fisica sul lungo periodo, in uno sport sempre più massacrante come il tennis; soprattutto se si ha uno stile così esigente come il suo, in cui prova a far scoppiare la palla su ogni colpo. Il problema cronico alla schiena preoccupa, e un fisico così pesante sembra poter cedere più facilmente a infortuni o a vistosi cali di forma.

Da quando si è presentato nel circuito, ancora minorenne, Fonseca è un giocatore divisivo. Lo è suo malgrado: non per quello che dice lui, ma per quello che si dice attorno a lui. Una parte di pubblico lo considera il futuro del tennis mondiale, e un’altra parte lo attende al varco solo per smascherare una dimensione di marketing evidente - ma anche questa, inevitabile: stiamo parlando del primo potenziale campione sudamericano dai tempi di Del Potro, e del primo brasiliano dai tempi di Kuerten. E in generale gli Slam sono appannaggio esclusivo dei tennisti europei dal 2009, quando proprio "Delpo" vinse lo US Open.

Fonseca fa rumore: i suoi highlights circolano accompagnati da entusiasmo, le sue partite sono le più tifate, i suoi risultati sono i più attesi. Un’attenzione superiore a quella che circonda altri due giovani prodigio come Mensik e Tien (prossimo avversario di Sinner). Allora questi vengono usati come metri di paragone per sminuire i risultati di Fonseca, e rivelare il livello di propaganda che lo circonda. Mensik in fondo ha battuto Sinner due settimane fa, ha già vinto un "mille" ed è numero 12 del mondo. Tien è numero 27, ha già un quarto di finale Slam e ha dimostrato di poter giocare ad alti livelli contro i Top 10.

Se si parla molto di Fonseca, però, non è solo perché è carino come un putto, è brasiliano e ha uno sponsor potente alle spalle. Se ne parla perché batteva Tien e Mensik a livello giovanile, era più forte di loro, soprattutto sembrava avere il potenziale più alto. Non sapremo se avrà una carriera migliore, perché il suo gioco è meno maturo degli altri due: non ha l'astuzia tattica di Tien, né il servizio ridicolo di Mensik. Ha bisogno di più tempo, perché le caselle vadano tutte al loro posto - e gli interrogativi sul suo corpo non sono di poco conto. Ma se si parla molto di lui è soprattutto perché l’occhio raramente sbaglia e quando vediamo Fonseca colpire di dritto lo sentiamo, di essere molto vicini alla verità.

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