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C’è del Roland Garros in questo tennis italiano
04 giu 2026
Alla fine saranno Cobolli e Arnaldi a contendersi la finale, in un altro Slam storico per il tennis italiano.
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14 min
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IMAGO / ABACAPRESS
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Quando Frances Tiafoe spara in rete la risposta di dritto in Italia siamo già oltre l’una di notte del giorno della festa della Repubblica. Matteo Arnaldi ha appena completato una clamorosa rimonta che ha un significato ulteriore rispetto al suo miglior risultato Slam in carriera: per la prima volta nell’era Open ci saranno tre italiani nei quarti di finale di un torneo del Grande Slam. E se Flavio Cobolli ha rispettato il tabellone ricevuto come testa di serie numero 10, il quarto di finale tra Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi era invece impronosticabile.

È un risultato già incredibile di per sé, ma ancora più incredibile alla luce dell'assenza di Lorenzo Musetti (fuori per infortunio) e dell'eliminazione prematura di Jannik Sinner, fuori al secondo turno forse per un colpo di calore. E che è diventato leggendario dopo i quarti di ieri, quando abbiamo definitivamente avuto la certezza di un altro italiano in finale: se escludiamo Jannik Sinner, non succedeva dal 1976 con Adriano Panatta.

È clamoroso, a pensarci, che sia stata proprio l’uscita di un tennista italiano a rappresentare una “corsa all’oro” per tutti gli altri, e rende ancora più palese il dominio del movimento azzurro in questo periodo storico. Con Sinner fuori dalla parte alta tutti erano consapevoli di avere un'occasione reale, e forse imperdibile, per poter fare una finale Slam. Questo ha prodotto diverse partite indimenticabili, come anche - almeno per ciò che ha significato per il pubblico italiano - il quarto di finale di ieri tra Flavio Cobolli e Felix Auger-Aliassime.

L'IMPRESSIONANTE CRESCITA DI COBOLLI
Il canadese è arrivato alla sfida contro Cobolli da numero 4 del mondo, e soprattutto da favorito per arrivare in finale dalla parte alta. Certo, va detto che non è mai stato un cuor di leone, e avere la possibilità concreta di vincere uno Slam è una pressione a parte, e allo stesso tempo Cobolli aveva già dimostrato di essere molto in forma. Il tennista romano agli ottavi ci è arrivato senza perdere neanche un set, lasciando sette game perfino a Learner Tien, che neanche una settimana prima aveva vinto il suo primo torneo su terra rossa, a Ginevra. Una statistica che non accadeva, al Roland Garros, da un certo Rafael Nadal.

Proprio Nadal, anni fa, ha visto come Auger-Aliassime, non proprio un terraiolo, può esprimere un livello alto anche al Roland Garros. Lo spagnolo è andato al quinto set solo tre volte in terra francese: contro Isner, contro Djokovic e per l'appunto contro Auger-Aliassime nel 2022. Senza contare che per quanto FAA abbia ancora solo 25 anni il tempo sembri iniziare a scorrere più veloce anche per lui, con Sinner e Alcaraz già dominanti e una giovane generazione alle porte.

Forse proprio Sinner e Alcaraz hanno trascinato il livello medio verso l'alto e ormai anche il tabellone che sembra più facile non lo è più così tanto. È una cosa che si dice spesso ma questa volta sembra vero che il livello medio dei tennisti fuori dalla top 30 è alto come poche altre volte nella storia.

Flavio Cobolli è un esempio di questo "appiattimento verso l'alto" e lo ha dimostrato come mai aveva durante la sua carriera. Un tennista che è cresciuto moltissimo negli ultimi tempi e che da junior difficilmente ci si sarebbe potuto immaginare a un passo da una finale Slam. L’ennesima volta in cui per un prospetto del tennis italiano si realizza il centesimo percentile del suo potenziale, e ormai non può essere un caso.

Ieri, contro il numero 4 del mondo, l’italiano ha fatto vedere tutto il suo repertorio, con una prestazione piuttosto dominante, e senza mai arrendersi alle avversità. C’era qualche dubbio dopo il finale dell’ottavo contro Zachary Svajda, in cui Cobolli era sembrato un po’ in debito di ossigeno, ma contro il canadese il nuovo numero dieci del mondo è salito alla distanza, come se stesse assorbendo le energie del suo avversario.

In un primo set caratterizzato da un vento fortissimo, Cobolli (che gioca più carico di FAA in tutti i colpi) è andato subito avanti ma ha sofferto particolarmente le condizioni atmosferiche, e in preda al nervosismo si è fatto rimontare dal canadese, pure in un set che l’italiano aveva dominato a livello di opportunità di break. Nel secondo set era continuata la rottura di Cobolli, questa volta in calo netto anche di gioco, e con la chiusura del tetto si entrava, in teoria, in condizioni di terra indoor, e al “chiuso” Aliassime sembrava potesse chiudere la pratica.

È proprio in quel momento che si è vista la più grande qualità di Cobolli, e cioè la testa. Non solo ha infilato una striscia di quattro game consecutivi per portarsi a casa il set, ma ha iniziato a prendere il sopravvento da fondocampo, iniziando ad erodere, lentamente, il tennis di Felix Auger-Aliassime. Con il canadese che ha iniziato a rivivere certi fantasmi del passato recente, in cui, nei peggiori momenti, sembrava maneggiare una patata bollente quando si trattava di scambiare a lungo.

Ora è sicuramente migliorato nei fondamentali da fondo, ma la differenza nei movimenti è stata una delle chiavi, assieme al servizio, del decisivo terzo set, forse quello in cui Aliassime avrebbe meritato di più. Il canadese ha rischiato di rompersi la caviglia su almeno due scivolate un po’ innaturali, tipiche di chi non ha perfetta padronanza dello sliding su terra battuta. In tutto questo, Cobolli tagliava il campo da entrambi i lati al doppio della velocità, che fosse per offrire un colpo in più ad Aliassime, o per preparare un dritto sul lato del rovescio.

Perfino al servizio Cobolli ha raggiunto dei livelli piuttosto impensabili fino a qualche anno fa. È un altro degli impressionanti miglioramenti di Cobolli che, nei challenger australiani subito dopo la pandemia, sembrava avere anche questa debolezza. L’italiano serviva poco piatto e quasi solo in kick, e al massimo raggiungeva i 190 km/h.

Oggi Cobolli serve con percentuali eccezionali (anche se ha chiuso con un buon 62%) ma trova sia velocità che soprattutto angolo, specialmente da sinistra. Il tennista romano ha chiuso con 8 ace, uno più di Auger-Aliassime che è un grande battitore, e soprattutto la sensazione di potersi affidare al proprio servizio sotto pressione, specialmente da sinistra dove a un certo punto con un kick esterno ha spedito il canadese direttamente sulle fioriere.

Anche il rovescio, altro colpo migliorato sensibilmente negli anni, è stato decisivo. Ne è un esempio il punto del break decisivo nel quarto set, in cui Cobolli ha tenuto su quella diagonale e ha poi “costretto ad attaccare” Aliassime con un rovescio lungolinea che, ormai in uno stato mentale precario, ha sparato fuori di metri.

Un'altra prova della sua resistenza mentale.

Ora siamo abituati con Jannik Sinner e la sua perfezione fatta di autocontrollo, ma quante volte in passato tennisti italiani hanno tremato quando si trattava di chiudere vittorie di questo calibro? Anche in questo, forse soprattutto in questo, il tennis italiano è cambiato. Cobolli non solo ha condotto con autorità, ed è risalito nel match con vigore, ma ha chiuso come se fosse la cosa più facile del mondo, senza nemmeno lanciarsi in esultanze sfrenate per la vittoria, just business.

BERRETTINI-ARNALDI: PASSATO E PRESENTE
E se il quarto di finale di Cobolli è stato quello più ricco di star power, quello tra Berrettini e Arnaldi doveva essere la celebrazione di questo nuovo status del nostro tennis. Certo, alla fine non si può dire che sia stata proprio una festa, anzi lo spettacolo dopo poco è stato coperto da un velo di tristezza per via dell’infortunio all’anca occorso a Berrettini, poi costretto al ritiro.

Berrettini aveva iniziato bene con un doppio break, contro un Arnaldi che più che stanco sembrava sopraffatto dall’emozione.

Appena si è sbloccato nel punteggio, però, Arnaldi è riuscito ad esprimere la maturità del suo nuovo tennis, e considerando che Berrettini, da ex grande giocatore, ha manifestato (in parte) un livello già raggiunto in carriera, è stato proprio Arnaldi la grande sorpresa di questi quarti.

Va detto che era una sorpresa più per chi non è abituato a seguire il tennis italiano perché alla fine è stato, come riportato da Giuseppe Pastore, il quarto di finale con la somma ranking più alta da Wimbledon 2000 in cui si sfidarono il numero 52 Byron Black e il numero 237 Vladimir Voltchkov. Sappiamo bene, però, che sia Berrettini che Arnaldi non sono due “giocatori da Challenger” (come ho letto più volte per Arnaldi), quanto più un ex numero 6 e un ex numero 30 scesi di classifica principalmente per infortuni.

Contro un Berrettini sempre più fiacco, Arnaldi si è esibito nel repertorio che aveva mandato al manicomio Frances Tiafoe negli ottavi. Il corpo di Arnaldi, non troppo diverso per esplosività e conformazione da quello di Carlos Alcaraz, sembra fatto di gomma, e ha una sensibilità tecnica nei recuperi, soprattutto in pallonetto. Quando sta così bene dà l’impressione che se non lo spiazzi, semplicemente, la pallina due volte non ci cadrà mai.

Tiafoe sembra averlo imparato a sue spese.

Non è sempre stato così. Sicuramente anche per l’infortunio al piede che lo ha condizionato dal 2025, ma c’è stato un cambio subdolo ma importante a livello concettuale nel suo gioco. Infatti Arnaldi già nel 2024 era salito fino alla top 30, ma con un tennis ancora più rischioso e offensivo, più da attaccante da fondo.

La discesa in classifica era arrivata anche per gli effetti avversi di questa impostazione tattica. Quando non era in giornata Arnaldi era in grado di produrre partite con tantissimi errori non forzati, un po’ a spregio delle sue caratteristiche tecniche e fisiche, più da contrattaccante che da attaccante da fondo, di cui probabilmente non ha la continuità tecnica.

La salute del piede è migliorata, e l’avvicendamento tra Alessandro Petrone e Fabio Colangelo sembra aver favorito la metamorfosi del suo tennis. Ovviamente Arnaldi non è diventato un giocatore difensivo, ma rispetto a prima è più ordinato nel suo tennis e soprattutto è molto più paziente da fondocampo, quando prima cercava molto più di uscire da certe situazioni scomode, o difensive, con soluzioni estemporanee.

Si era già visto a Roma, dove comunque si era arreso al terzo solo a Rafael Jodàr e dopo aver battuto Alex De Minaur, mentre al Roland Garros ha portato la sua forma fisica a un livello successivo. Contro Tiafoe, dopo cinque ore e mezza di partita, scivolava ancora con tranquillità in laterale, e dava l’impressione di poter correre a quei ritmi per altre cinque ore.

Nei quarti con Berrettini il dubbio era proprio sulla sua capacità fisica di reggere una partita con un avversario che aveva giocato cinque ore in meno. Nessuno nella storia del tennis, d'altra parte, era arrivato ai quarti con le quasi diciotto ore di tennis alle spalle che aveva Arnaldi. Eravamo davvero in territori inesplorati. È finita che ha sfiancato Berrettini con un set di più di un’ora e la sua intensità sembrava ancora poter salire, fermata dal ritiro di Berrettini che gli farà risparmiare ore preziose in vista della semifinale con Cobolli.

Le immagini del ritiro dell’ex finalista di Wimbledon, piangente e sofferente sulla panchina al cambio campo mentre il fratello gli suggeriva di ritirarsi, sono state l’unica nota tragica in una giornata trionfale, anche perché Berrettini in questo torneo sembrava finalmente aver recuperato vigore fisico e mentale. «Più giocavo, più servivo e colpivo dritti, peggio mi sentivo. Provavo ma il dolore era troppo e spero di non aver fatto nessun danno serio».

Sembra essere stato un problema all’anca, diverso da tutti i problemi precedenti, e la speranza è che Berrettini possa recuperare in tempo per Wimbledon, dove ha solo tre giocatori davanti prima di entrare direttamente in tabellone (con tre ritiri, quindi, eviterebbe le qualificazioni).

Voglio trovare il lato positivo di questa storia. Era dal 2022 che Berrettini non faceva quarti in uno Slam, dal 2023 in cui non faceva ottavi. Ci è arrivato vincendo anche partite molto dure, come quella con Francisco Comesaña, di oltre cinque ore, e purtroppo poteva succedere che il suo fisico potesse rompersi ai quarti. Senza contare che il suo è stato l'ottavo direttamente influenzato dal ritiro di Sinner, che invece gli ha presentato al cospetto un impresentabile Juan Manuel Cerundolo.

Berrettini ha infortuni frequenti da quando ha 12 anni. A 20 anni si è rotto il piatto tibiale del ginocchio sinistro, e negli anni dopo ha avuto infortuni agli addominali che più che privarlo di partite lo hanno privato di incisività, soprattutto nel dritto. Quanti tennisti con infortuni così gravi, e ripetuti, da giovani arrivano a fare la carriera che ha fatto Berrettini? Ad oggi è realisticamente il miglior terzo tennista italiano dell’era Open. Lo so che è difficile da accettare oggi, alla luce di questo infortunio, ma bisognerebbe essere comunque riconoscenti della sua forza d'animo.

CHE SEMIFINALE TRA ARNALDI E COBOLLI?
Che partita ci aspetta quindi tra Arnaldi e Cobolli? Di sicuro una in cui si corre tanto. Cobolli parte leggermente favorito per tanti motivi tecnici e mentali. Il suo dritto carico e potente è quello dei grandi terraioli, e il suo servizio in kick è semplicemente devastante su questa superficie (e ricorda molto quello che trascinò Marco Cecchinato fino a questo punto, nel 2018). In più è stato in campo molte meno ore di Arnaldi, e ha chiuso in crescendo fisico la sfida contro Auger-Aliassime, per quanto sia stata dura.

Dal canto suo Arnaldi, se sarà in buone condizioni fisiche, ha tutto per poter mettere in difficoltà il suo più quotato connazionale. Il ligure in tutto il torneo è stato eccellente in risposta, e sulla diagonale di rovescio avrà l’opportunità di poter fare male a Cobolli. Molto dirà della semifinale la percentuale di steal di entrambi, con il temporaneo numero 10 del mondo (se Mensik non dovesse avanzare) che probabilmente sarà quello che tra i due dovrà fare più la partita da fondocampo.

Gli unici due precedenti a livello ATP tra di loro sono in perfetta parità, ed entrambi su terra battuta. Cobolli ha vinto l'anno scorso al secondo turno del Roland Garros, Arnaldi ad Umago.

Fino ad ora Cobolli ha mostrato una grande maturità nell’affrontare tennisti sfavoriti, e Arnaldi sarà il primo tennista fuori dalla top 100 a giocarsi una semifinale da Goran Ivanisevic a Wimbledon 2001, torneo poi vinto dal tennista croato in finale. In realtà i due tennisti non hanno caratteristiche così tanto diverse, ma Cobolli ha dalla sua un servizio di livello superiore e un dritto più solido, mentre Arnaldi farà sicuramente tesoro dei due giorni di riposo, e del ritiro di Matteo Berrettini che ha un po’ accorciato il suo torneo.

Si prospetta una sfida fisica, in cui però la capacità di Cobolli nella prima aggressione con il servizio-dritto potrebbe fare la differenza a suo favore nel generare più punti facili, specialmente se Arnaldi non dovesse mantenere la continuità tecnica da fondo mostrata da Cagliari in poi.

Poi, a differenza di molti degli avversari incontrati da Arnaldi finora, Cobolli è il primo che può quantomeno avvicinarsi alla sua intensità fisica e alla sua capacità di muoversi per gli enormi out del Philippe-Chatrier. Berrettini per dire si è preso tanti punti facili, ma ha sofferto parecchio quando lo scambio si è allungato. Tiafoe ha preso il pallino del gioco per larghi tratti del loro ottavo di finale, ma non sa scivolare bene su terra ed è ben lontano dall’argento vivo di Cobolli in questo torneo.

Per pensare a chi dei due possa fare più male in una eventuale finale ci sarà tempo. La logica direbbe Cobolli, ma Arnaldi, come il già citato Ivanisevic, sembra in quelle due settimane magiche che sono capaci di fare la storia. Non sappiamo nemmeno chi arriverà dall’altro lato. Alexander Zverev sta giocando in maniera dominante e sembra il vincitore annunciato di questa edizione, ma raccogliere quello che ti viene lasciato dal destino, lo sappiamo bene, è molto difficile.

Fa sempre bene al cuore rivederlo, ogni tanto.

Chi invece il proprio destino non solo l’ha raccolto, ma l’ha cambiato, è il tennis italiano. Per il secondo anno di fila ci saranno due italiani in semifinale Slam, la seconda volta nella nostra storia.

Tra il 1980 e il 2018, al tramonto dell’era Panatta-Barazzutti-Bertolucci-Zugarelli, i tennisti italiani hanno raggiunto quattro volte i quarti di finale. Dal 2018 ad oggi sono TRENTA, più del doppio dell’era di Adriano Panatta.

Abbiamo parlato a lungo del cambio di metodologie federali e private del tennis italiano, e del suo salto di qualità, oltre alla “fortuna”, ovviamente, di avere un campione generazionale come Jannik Sinner. Quello che fa più impressione è il cambio di mentalità del tennis italiano, passato dal “vorrei, ma non posso” anche con tennisti di buona caratura, ma poco performanti negli Slam, a tennisti affamati di vittorie e pronti a cogliere le opportunità davanti a loro, come sta accadendo in questo Roland Garros.

Mi piace pensare che abbia avuto un ruolo quella semifinale del Roland Garros del 2018 di Marco Cecchinato. Oggi in ogni caso ci sembra normale un pensiero che pochi anni fa ci sarebbe suonato lunare: se gioca bene, perché un tennista italiano non può fare una semifinale Slam?

Marco Cecchinato, poi, non si è ripetuto, ma l’anno dopo è arrivato Berrettini. E poi è arrivato Jannik Sinner, e dopo ancora Lorenzo Musetti e nel mentre hanno raggiunto quarti Slam anche Lorenzo Sonego e oggi Arnaldi e Cobolli, addirittura in una semifinale tutta italiana. In questo sport, almeno al maschile, per l’Italia è davvero il migliore dei mondi possibili. E il bello è che potrebbe essere solo l’inizio.

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