
L’Atalanta ha perso 6-1 in casa col Bayern Monaco e poteva anche andare peggio. L’Atalanta ha perso 6-1 in casa con la favorita alla vittoria della Champions League, che già prima di ieri sera aveva segnato 138 gol stagionali, e non c’è niente di strano.
Il Bayern Monaco ha tenuto in panchina Harry Kane, ha fatto entrare nel secondo tempo Alphonso Davies e Jamal Musiala (il primo sembra anche essersi infortunato di nuovo in modo piuttosto serio, almeno a giudicare dalle sue lacrime), eppure era di un altro livello. Di un altro paio di livelli sopra, anzi, all’Atalanta.
Eppure c’è qualcosa di particolare nella sconfitta di ieri sera che la rende diversa dalle altre figuracce italiane in Europa. Quella dell’Atalanta è stata la sconfitta delle marcature a uomo così care al calcio italiano. Palladino alla fine ha potuto rivendicare questa cosa: meglio perdere così che “snaturarsi”, ha detto. Ne ha fatto, cioè una questione di identità.
Il 4-4-2 proposto al primo minuto, dopo aver studiato nei minimi dettagli il suo avversario, come aveva detto in conferenza il giorno prima, sarebbe stata, secondo Palladino e molti commentatori, una scelta coraggiosa, che esasperava il carattere aggressivo e offensivo dell’Atalanta. Tanto che oggi qualcuno dice che si doveva giocare più “all’italiana”, difesa bassa e contropiede.

Fuori dall’inquadratura restano i due attaccanti contro i due difensori centrali.
A parte che, a me, la difesa dell’Atalanta è sembrata piuttosto bassa anche ieri, ma il punto principale è che non si può ridurre il gioco sviluppato dall’Atalanta - e da Gasperini - in questi anni con il fatto di mettersi a specchio con il modulo avversario per creare coppie in tutto il campo. Gasperini, ad esempio, era attento a mantere un difensore in più in copertura, nelle ultime stagioni il funzionamento difensivo dell'Atalanta era tale che lo faceva con le scalate sul lato forte (più raramente ha cambiato modulo), era una strategia rischiosa ma comunque non un rudimentale mettersi a uomo a tutto campo. Palladino invece ha detto: sai che c’è, giochiamocela uno contro uno contro la squadra più tecnica del mondo. Cosa potrà mai andare storto?
Destrutturando (snaturando?) la fase di possesso dell’Atalanta, abituata a giocare due trequartisti ai lati della punta o due punte larghe alle spalle di un trequartista. Riducendo, di fatto, le possibilità con il pallone alla ricerca delle due punte, isolate in duello contro due dei difensori più fisici e forti al mondo, e agli inserimenti delle ali, che però rischiavano di partire da molto lontano. Una strategia che aiutava il Bayern a prendere i riferimenti per la propria fase difensiva, per la propria pressione aggressiva.
E infatti nel secondo tempo - quando Palladino è tornato sui suoi passi e ha messo Djimsiti per Scamacca per tornare al 3-4-2-1 - con i ritmi un pochino più bassi, almeno con il pallone, le cose sono andate leggermente meglio. Con Pasalic e Samardzic nei mezzi spazi, l’Atalanta è riuscita a fare tre passaggi di fila.
In onore di questa scelta estrema, quella che segue non è una vera e propria analisi, quanto un power-ranking dei duelli individuali dell’Atalanta, da quello andato meglio a quello andato peggio.
10. Djimsiti - Luis Diaz
Divario fisico: *****
Divario tecnico: *****
Differenziale prestazionale: non pervenuta
Forse l’unico giocatore dell’Atalanta - insieme a Carnesecchi, che però non aveva un vero e proprio duello da giocare, perché Palladino non ha trovato il modulo adatto a fargli marcare Urbig - che ha giocato meglio del suo corrispettivo tedesco. Cioè, colombiano. Che poi, in realtà, Djimsiti ha avuto spesso a che fare con Musiala, perché con il suo solito modulo l’Atalanta aveva la flessibilità di prendere i giocatori avversari a seconda della specifica situazione, senza seguirli in giro per il campo come cani per ciechi. Ha anche salvato sulla linea di porta un gol già fatto.
9. Zappacosta - Luis Diaz
Divario fisico: **
Divario tecnico: *****
Differenziale prestazionale: *
Solo una volta è stato messo in difficoltà da Luis Diaz, per il resto Zappacosta è stato il migliore dei suoi finché è rimasto in campo. Forse ha anche beccato l’avversario meno in palla, meno deciso a fare a pezzi il calcio italiano. Dato che Luis Diaz non lo seguiva in fase difensiva ha anche potuto puntare Laimer in velocità un paio di volte. Chissà se almeno lui è andato a dormire senza il mal di testa ieri notte.
8. Krstovic - Tah
Divario fisico: *
Divario tecnico: *
Differenziale prestazionale: **
Dopo quaranta secondi dall’inizio della partita Carnesecchi, pressato da Gnabry, lancia lungo per Krstovic che mette giù la palla con una sensibilità berbatoviana, si gira a lancia Sulemana a tutta velocità verso l’area di rigore. Al 25' (si stava già sullo 0-3) è riuscito anche a tirare in porta, su una palla messa sul primo palo da Zappacosta. Per il resto, ha giocato una partita intera con Tah che gli saltava sulla schiena e nel secondo tempo, sullo 0-6, con una spizzata di testa ha messo in porta Samardzic appena entrato.
7) Zalewski - Stanisic / Samardzic - Goretzka
Divario fisico: ***
Divario tecnico: non esistente
Differenziale prestazionale: *
Dicevamo prima che mettersi a specchio ha aiutato anche la fase difensiva del Bayern Monaco. Un esempio è il modo in cui Zalewski è stato limitato da Stanisic, sempre vicino. Zalewski in teoria non soffriva un divario atletico e tecnicamente avrebbe le qualità per creare qualche problema al terzino croato, ma ha giocato un primo tempo vicino al fallo laterale, con poche opzioni di passaggio e spazi strettissimi per provare l’uno contro uno. Nella prima occasione del Bayern, Zalewski perde Stanisic dopo aver intercettato un passaggio e averglielo messo involontariamente sulla corsa.
Samardzic è entrato a partita finita ma è interessante come il Bayern ha dimostrato di essere pronto anche al solito 3-4-2-1 dell’Atalanta, per cui ovviamente si era preparato, orientando comunque la propria fase difensiva sui duelli individuali. Goretzka teneva d’occhio Samardzic e ne assorbiva gli inserimenti sulla linea difensiva. La maggiore fluidità dell’Atalanta ha dato comunque un minimo di libertà a Samardzic che qualcosina ha potuto fare. Ma insomma, sempre molto poco.
6. Sulemana-Laimer
Divario fisico: non pervenuto
Divario tecnico: non pervenuto
Differenziale prestazionale: **
Sulemana ha giocato male? Non si può dire. Si può, però, dire che Sulemana ha giocato spesso da difensore centrale. O meglio, Laimer lo trascinava in quella posizione con i suoi inserimenti e Sulemana, che non poteva lasciarlo perché alle sue spalle i compagni erano già tutti accoppiati come ai balli di fine anno nelle serie americane, finiva per ritrovarsi nella posizione di Hien o Kolasinac. Quando poi l’Atalanta recuperava palla, le rare volte in cui l’Atalanta recuperava palla, era difficile per Sulemana proporsi in fase offensiva. Forse ne servono due, di Sulemana, a Palladino - e forse anche un giocatore in più in generale per il ritorno, se trova il modo di giocare in dodici. (Anzi: forse l'unico modo che avrebbe l'Atalanta per battere il Bayern Monaco in una partita di uno contro uno a tutto campo è renderla una battaglia di due contro uno, giocare quindi ventidue contro undici. È possibile?).
5. Scamacca - Upamecano
Divario fisico: *
Divario tecnico: **
Differenziale prestazionale: *****
Palladino se l’è presa con Scamacca per il primo gol di Olise, quello del 2-0. Per non aver contestato una seconda palla a Upamecano ed essere stato troppo fiacco nel recupero. Scamacca ha affrontato quello che forse oggi è il centrale difensivo più forte al mondo e, anzi, qualche pallone è persino riuscito a giocarlo. Ha avuto una mezza occasione di testa sullo 0-1, una "spizzata" difficile di testa, e poi Palladino ha preferito sacrificare lui piuttosto che Krstovic, più mobile, per il cambio tattico a fine primo tempo.
4. Hien - Nicolas Jackson
Divario fisico: *
Divario tecnico: *
Differenziale prestazionale: ****
Doveva passare la serata con Harry Kane e invece si è ritrovato a correre dietro a Nicolas Jackson. Magari gli è anche dispiaciuto, fatto sta che Hien non ha avuto quasi problemi da Jackson, a parte che ha fatto un gol e un assist. Un gol in contropiede, con Hien lontano. L’assist in una delle poche situazioni più o meno statiche in cui Hien gli ha lasciato ricevere palla con un paio di metri di spazio, quando si è allargato e in velocità lo ha saltato per crossare la palla del momentaneo 6-0. Se poi si guardano i movimenti senza palla di Jackson si vede anche come nel secondo gol abbia portato Hien lontano dalla zona in cui avrebbe potuto raddoppiare su Olise e poi, su quello di Gnabry, lo ha costretto allo scambio di marcatura con Bernasconi che ha liberato lo spazio, sempre a Olise, per l’assist. Insomma, Hien ha giocato bene nei singoli duelli affrontati ma è stato manipolato a piacere dal suo dirimpettaio, quindi ha perso il suo duello in generale.
3. De Roon - Pavlovic / Pasalic - Kimmich
Divario fisico: non pervenuto
Divario tecnico: *****************************
Differenziale prestazionale: ************************
Forse i due duelli che più mostrano l’inefficacia tattica della scelta di Palladino. Semplicemente impossibile marcare Pavlovic e Kimmich impedendogli di svolgere i loro compiti di regia. Gli bastava arretrare di qualche passo per aver quel metro necessario a controllare, scegliere la linea di passaggio ed eseguirlo. Una masterclass tecnica da parte di due dei playmaker più intelligenti e tecnici al mondo. I momenti peggiori della serata, almeno per me, da spettatore, ma immagino che anche per i calciatori non deve essere stato semplice, sono stati quelli in cui il Bayern si riposava con la palla, facendola girare. Quella superiorità collettiva, magari meno vistosa di quella di Olise che mette la palla a giro sotto l’incrocio, segna per me la distanza più profonda tra il nostro calcio e quello internazionale.
2. Kolasinac - Gnabry
Divario fisico: *****************************
Divario tecnico: *****************************
Differenziale prestazionale: ************************
Semplicemente: il giocatore più portato a spasso dal suo avversario. Gnabry ha giocato a tutto campo con Kolasinac che lo seguiva come un cane col guinzaglio lungo che si ferma a pisciare ogni due metri. Gnabry ha avuto - si è preso - tutto lo spazio che voleva. Fino alla dimostrazione in 4k del suo gol, in cui si abbassa e poi si butta nello spazio, con Kolasinac che arranca come un cinquantino in salita. Non è colpa si Kolasinac, sia chiaro. Kolasinac è forse la vittima che ha sofferto di più. Dopo Bernasconi, certo. Povero Bernasconi.
1. Bernasconi - Olise
Divario fisico: pietà
Divario tecnico: pietà
Differenziale prestazionale: pietà
Bernasconi o dell’impossibilità di marcare a uomo gente come Olise. Troppo tecnico, troppo dinamico per essere limitato. Poteva menargli di più, questo sì, ma la partita è lunga e i cartellini gialli che si possono prendere appena due. Bernasconi ha provato a ridurre il più possibile la distanza, ed è stato saltato in modo bruciante da Olise a destra. Ha provato a ridurre il più possibile la distanza senza però farsi saltare e Olise se ne è andato a sinistra e ha messo la palla sul secondo palo. Con un difensore in più magari ci sarebbe potuto essere un raddoppio, direte voi. Nel secondo gol Olise mette la palla sotto l’incrocio nonostante il raddoppio. Quasi non vale la pena pensare a come difendere giocatori come Olise. Perché non serve a niente soffrire per quelle cose su cui non puoi comunque fare niente. Povero Bernasconi, chissà come sta oggi.
Vincent Kompany a fine partita ha detto, con semplicità, che «Oggi si sono visti i nostri pregi e non i nostri difetti». Accettando l'abissale differenza di valore delle due rose, e anzi proprio essendone consapevoli, non è questa allora una lezione per il calcio italiano? Non dovremmo forse provare a mostrare i nostri pregi, piuttosto che provare a rompere o a limitare - senza nemmeno riuscirci - quelli degli avversari?


