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La battaglia di calci d'angolo tra Arsenal e Chelsea
02 mar 2026
Una partita che racconta un presente distopico.
(articolo)
9 min
(copertina)
Foto IMAGO / Colorsport
(copertina) Foto IMAGO / Colorsport
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Negli ultimi cinque anni nessun club al mondo ha speso più soldi di Arsenal e Chelsea - a parte ovviamente il Manchester United. Vincere trofei costa molto, ma provare a tornare a vincere i trofei costa ancora di più. Recuperare il patrimonio competitivo sprecato in anni di cattive stagioni è finanziariamente faticoso. Per la stessa ragione la quarta squadra col saldo più negativo è il Tottenham.

Ieri Arsenal e Chelsea si sono affrontate in Premier League ed era lecito aspettarsi una delle partite migliori dell’anno. Se non nell’andamento, almeno nella qualità, o comunque nel talento esibito: nei duelli fra i calciatori, nei temi tattici. Invece è stato uno spettacolo così distante da ciò che consideriamo bello in una partita di calcio, che ci fa domandare se non si sia rotto qualcosa, nel calcio contemporaneo.

Non è la prima partita che ce lo fa domandare quest’anno, specie fra quelle di Premier League, e allora forse ci tocca rilevare qualche tendenza più generale e profonda - oltre, quindi, le battute sull’”haramball” di Mikel Arteta, sul suo calcio estremo, “satanista”, malvagio.

L’Arsenal ha vinto 2-1 e ha tenuto il Manchester City lontano in classifica. Ha ottenuto una vittoria molto importante, con la pressione di giocare dopo i rivali e l’ansia di farsi recuperare. Non è semplice, però, ricordare come ha ottenuto questa vittoria. O meglio: ricordiamo vagamente i tre calci d’angolo che hanno prodotto i tre gol, li ricordiamo come istantanee traumatiche di un momento spiacevole della nostra vita.

Cosa è successo nel mezzo, fra questi tre gol?

È stato l’Arsenal a fare la partita? Sì, ma in che modo? Per usare un’immagine semplice, possiamo dire che l’Arsenal è una squadra brava a infilare alle partite una camicia di forza. La partita non è del tutto paralizzata ma è limitata nei movimenti, e quindi nelle cose che possono succedere. L’Arsenal pressa in avanti, riferimenti sull’uomo, ma sembra più che altro presidiare il territorio. Non sembra tanto voler recuperare palla, quanto impedire agli avversari di sviluppare il loro gioco. È una specie di occupazione militare che paralizza la partita. A quel punto si gioca su poche situazioni, margini minimi, dettagli. Queste minuzie, su cui decidono partite che per accumulazione decidono campionati, sono un errore dell’avversario - come quelli che Sanchez ha fatto in quantità nei primi venti minuti - o un calcio piazzato. Ogni tanto il Chelsea riesce a spezzare la prima linea di pressing e a trovare Cole Palmer. Il fantasista del Chelsea - un metro e 85 - sembra sottodimensionato rispetto ai suoi avversari. Sembra piccolo e fragile e lento di fronte ai calciatori dell’Arsenal, tutti alti e veloci come dei T-Rex. È impossibile, per lui, superarli in uno contro uno, anche in situazioni tattiche promettenti.

L’Arsenal di Arteta segna molto spesso su calcio d’angolo: questo è risaputo. Da almeno due anni si parla della bravura del suo allenatore dei calci piazzati - Nicolas Jover - più che di quella dei suoi giocatori.

L’Arsenal ha segnato 15 gol da calcio piazzato. Se ci aggiungiamo i tre segnati su calcio di rigore ha segnato il 32% delle proprie reti da calcio da fermo. Si dice meno, però, che adesso diverse squadre di Premier League segnano da calcio d’angolo. Manchester United e Tottenham hanno segnato 13 reti, il Leeds 12, il Chelsea 11. La media del campionato è 9; quella della Serie A è 7, della Liga 6, della Ligue 1 5.

Quello che è chiaro è che l’Arsenal ha fissato uno standard. Non solo un’attenzione particolare ai corner e alle punizioni indirette, ma anche un modo molto specifico di batterle, seguito anche da altre squadre. Anche questo modo ha a che fare con un’idea militare del gioco. Come negli sfondamenti, vengono concentrati tanti corpi in una parte limitata di spazio per generare grande pressione - fisica e territoriale - sullo schieramento avversario. Questa zona è quella a ridosso del portiere. A quel punto si va corpo a corpo furiosamente, giocando con le zone grigie del regolamento, compiendo tutta una serie di blocchi, micro-blocchi che impediscono ai difensori di intervenire. La palla viene calciata molto vicina alla porta avversaria, a rientrare, e bastano tocchi anche minimi per mandarla in porta.

Andiamo un po’ più nel dettaglio. Se mettiamo insieme i principi che guidano la battuta dei calci d’angolo dell’Arsenal, capiamo che possono benissimo essere fraintesi per strategie militari: Orientamento, distruzione, disorientamento, isolamento, framing (intraducibile). L’insieme di questi principi mira, genericamente, alla sottomissione dell’avversario; a impedirgli di giocare la palla. I giocatori partono sul secondo palo e corrono verso il primo, cercando di restare sul lato cieco dei difensori. Nel frattempo cercano di isolarli in situazioni di uno contro uno, e di impedirgli di intervenire bloccandoli fisicamente, o effettuando delle corse-esca che li mandino fuori posizione. Poi, appunto, la palla viene calciata vicina alla porta e - questa è la cosa straordinaria - sembra quasi entrare in porta da sola - o entrare sfruttando i corpi dei calciatori come semplici sponde non senzienti.

Nel primo gol l’Arsenal fa muovere quasi tutti i giocatori dal secondo al primo palo, e poi calcia sul secondo per Gabriel che si inserisce da dietro; il centrale brasiliano fa una sponda in mezzo. Il punto non è fare la sponda per un compagno preciso, ma avere così tanti corpi concentrati vicini alla porta che poi la palla in qualche modo entra. Saliba devia verso la porta e incontra il corpo di un difensore del Chelsea, che però sta lottando corpo a corpo con un altro dell’Arsenal, e la palla comunque arriva veloce e ravvicinata, e allora se la devia in rete. Il gol viene prodotto, quindi, da una sequenza indecifrabile di tocchi verso la porta. È un calcio in cui è diventato difficile capire chi ha calciato in porta, e se lo ha fatto volontariamente. Sono gol che nascono per progressiva pressione fisica di corpi sempre più grossi verso la porta avversaria.

Sono situazioni che ricordano le fasi di driving maul del rugby. La squadra in attacco si lega al portatore di palla formando una poderosa catena umana che lo preme oltre la difesa avversaria, verso la meta.

Queste situazioni hanno assunto crescente importanza nel calcio e si discute se questo è davvero il calcio che vogliamo vedere. Arne Slot ha dichiarato che molte partite di Premier «Non sono più una gioia» con così tante squadre che basano il loro gioco sui calci piazzati. Eppure anche questo è calcio: sono situazioni che fanno parte di un gioco che - del resto - nasce come una evoluzione del rugby. Ci sono però, nei calci piazzati, degli elementi non dico estranei, ma comunque contrari ad alcune idee del calcio: il fatto che si giochi con i piedi, in modo dinamico, e che la palla sia il cuore del gioco.

Oltre al fatto che, nonostante il calcio sia uno sport “di contatto”, alcuni dei gesti che amiamo di più - almeno in senso canonico - sono basati proprio sull’evitamento del contatto - e quindi la tecnica, il dribbling, l’inganno. L’insieme dei gesti che sublimano uno sport fisico in una forma d’arte più eterea. Hanno sempre a che fare con la manipolazione della sfera, non dei corpi avversari. Le tattiche di gioco che ci piacciono di più sono quelle che favoriscono la creatività individuale e la tecnica. Sto generalizzando, parlo in senso canonico, o maggioritario, lo spettro della sessualità calcistica è molto ampio e in Italia lo sappiamo bene.

Il gol segnato dal Chelsea, sempre su calcio d’angolo, è ancora più significativo di uno sport che invece vuole riportarci a terra, alla materialità più estrema. La rete nasce da una sequenza brutale di calci d’angolo in cui le maglie blu cercano di premere quelle rosse dentro la porta. I giocatori si spingono, si mettono le mani addosso, si cingono in tutti i modi possibili. Nel calcio d’angolo subito prima Declan Rice abbraccia il suo marcatore come se volesse farci l’amore - e quello lo cinge gettando le braccia all’indietro, con tenerezza. Sono così disinteressati alla palla che Rice la colpisce col gomito e quasi si fa autogol, e Raya deve compiere un miracolo. Cioè, i giocatori sono così disinteressati alla palla, e così concentrati sul duello fisico, da venire colpiti da essa in modo così casuale da potersi fare autogol.

rice 1

Sull’angolo successivo il Chelsea fa gol. Reece James batte un angolo arcuato, e tra la porta e l’angolo c’è una massa di corpi indistinguibile, una folla. Hincapié salta e - forse spinto da dietro - spizza il pallone nella propria rete. Abbiamo visto quindi due calci d’angolo quasi identici che hanno generato un quasi-autogol e un autogol. I giocatori sono così intenti a duellare l’uno con l’altro che la palla può entrare in porta quasi da sola. È la sublimazione suprema del calcio terroristico visto nella Premier League 2025/26, il punto in cui questa strategia trascende al metafisico.

L’Arsenal la vince nel secondo tempo. Come? Con un altro calcio d’angolo. Nell’area di rigore c’è una guerra a bassa tensione di mani addosso, spinte, scaramucce; una linea del fronte in cui si combatte un centimetro alla volta. L’angolo rientra e incrocia la carica poderosa di Saliba, 192 centimetri per 92 chili: un frigorifero volante.

chelsea mischia

Per arrivare al risultato nel calcio si può passare attraverso molte strade diverse, tutte lecite. Il nostro compito però è anche registrare i cambiamenti di queste modalità, perché possono dirci qualcosa su noi stessi. Chi è stato esposto allo spettacolo di Arsenal-Chelsea, ieri pomeriggio, come stava? Che energia gli ha lasciato la partita? L’impressione è soprattutto di un calcio de-umanizzato. Una predominanza della strategia sulla creatività, della macchina sull’umano, del fisico sulla tecnica. Un calcio prevedibile, bloccato e studiato a tavolino.

È interessante notare che nel resto della Premier League è stata una giornata entusiasmante, a livello di spettacolo. Venerdì l’ultima in classifica, il Wolverhampton, ha battuto l’Aston Villa 2-0. Sabato pomeriggio si sono segnati 19 gol in 3 partite. È rimbalzata su tutti i social la prodigiosa parata di Pickford sull’altrettanto prodigioso tiro al volo di Tonali in Newcastle-Everton. La Premier League resta un campionato bello per le ragioni opposte a quelle di cui abbiamo parlato; resta un torneo dominato da un'entropia luminosa, dal talento individuale e da un ritmo di gioco più alto che altrove. Lo dico perché non c'è bisogno di generalizzare, e la Premier League può produrre uno spettacolo che può non piacerci per ragioni opposte: una certa dissolutezza difensiva che fa sembrare il calcio poco serio - come questo City-Chelsea di tre anni fa su cui abbiamo discusso.

D’altra parte in certe squadre, oggi, dobbiamo registrare una rottura nella tradizionale proporzionalità che immaginiamo tra investimenti e spettacolo. Arsenal e Chelsea raccontano che un’alta concentrazione di talento in campo può non essere più sinonimo di intrattenimento e piacevolezza estetica, e anzi può essere sinonimo del contrario.

Se crediamo che le idee circolino nella collettività liberamente, e che possiamo trovare rispondenze tra fatti della realtà di taglio diverso, forse non è un caso che questo è il momento storico in cui il calcio ha preso una forma esplicitamente militare. Cosa c’è di più contemporaneo di due colossi del turbocapitalismo che si fronteggiano sovrastandosi attraverso l’uso della forza?

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